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Brevetto UE, il nodo della lingua

5 agosto 2010Parole chiave: ,
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Fermare il trilinguismo in Europa che penalizza la lingua italiana. Partendo dal progetto di brevetto europeo su cui l'Italia è "pronta a mettere il veto". Il Ministro per le Politiche Europee, Andrea Ronchi, lo ha chiaramente espresso in una lettera inviata al Presidente della Commissione europea, José Manuel Durao Barroso, e al Commissario al Mercato interno, Michel Barnier, dove denuncia la soluzione proposta dall'esecutivo europeo come "inaccettabile, una discriminazione geografica, culturale che va contro il sistema Italia".

Al centro della discussione è la proposta di regolamento sul regime linguistico del brevetto dell'Unione Europea recentemente avanzata dalla Commissione europea. Tale proposta, scrive Ronchi nella lettera, "si limita infatti ad operare la trasposizione nel sistema dell'Unione Europea di regole vigenti sulla base di un accordo multilaterale, quello di Monaco. Tale trasposizione risulta discriminatoria, lede il principio di pari dignità delle lingue dell'UE e crea elementi di distorsione della concorrenza, intaccando, nella quasi totalità degli Stati Membri, l'efficienza dei mercati e la competitività delle imprese, specie di quelle piccole e medie".

Non ha peraltro alcun "fondamento giuridico" la motivazione espressa dalla Commissione, scrive il ministro nella lettera, e cioè "che le tre lingue previste per il brevetto siano anche le lingue di lavoro dell'Unione". Una soluzione è già stata espressa dalle associazioni più rappresentative sia a livello europeo che nazionale che hanno "evidenziato come un regime basato sull'utilizzo della lingua maggiormente parlata – l'inglese - rappresenti l'unica opzione incontrovertibilmente in grado di determinare effetti positivi sia in termini di semplificazione che di riduzione dei costi". Ogni altra ipotesi finirebbe per avvantaggiare Francia e Germania.

Una prima risposta alla lettera del ministro Ronchi è arrivata poche ore dopo attraverso le dichiarazioni rilasciate alle agenzie di stampa da Dennis Abbot, portavoce dellla commissaria al multilinguismo Androulla Vassiliou. "Respingiamo ogni accusa che ci sia una discriminazione geografica o culturale contro l'Italia e la lingua italiana. Nlla nostra proposta le domande per un brevetto possono essere presentate in tutte le lingue; il brevetto sarà poi concesso in una delle lingue ufficiali di lavoro, l'inglese, il francese o il tedesco".

"E' la conferma delle nostre perplessità", la replica del ministro Ronchi. "Sappiamo bene che il cittadino italiano può presentare la domanda per avere il brevetto anche in lingua italiana, peccato che la versione italiana non abbia nessun valore legale, visto che il brevetto dell'Unione Europa verrebbe concesso in una delle tre lingue: inglese, francese, tedesco". La conseguenza? "Alterazione della concorrenza e penalizzazione del nostro sistema imprenditoriale".

Per saperne di più:
La lettera di Ronchi a Barnier e Barroso
Editoriale del Ministro
Approfondimento sul sistema dei brevetti

Dipartimento Politiche Europee

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