Vai direttamente ai contenuti

Modulo ricerca nel sito

sei in: Home | Newsletter | Banche, "chi inquina paga". La proposta della Commissione

Banche, "chi inquina paga". La proposta della Commissione

8 giugno 2010Parole chiave:
  • Segnala presso:
  • Delicious
  • Diggit
  • Facebook
  • Google
  • OKNOtizie
  • Technorati
  • My Yahoo

Banconote euro in un salvadanaio ©UELa crisi finanziaria scoppiata nel 2008 e la recessione mondiale che ne è conseguita trovano la loro origine in molteplici fattori: squilibri globali di natura macroeconomica, politiche monetarie espansive, diffusione di strumenti finanziari ad alto rischio. Ma, ci sono anche aspetti diversi in questa crisi, come sottolineano molti economisti, aspetti non solo economici ma etici e di equità.

La crisi, infatti, ha messo a nudo alcuni limiti del modello di sviluppo basato sul libero mercato legati al prevalere progressivo della finanza sull’economia reale e ha fatto emergere nuove istanze per un intervento dello Stato volto a tutelare le posizioni più deboli.

La proposta della Commissione europea, che si inscrive in una più ampia riflessione sulla necessità di riformare l’architettura finanziaria internazionale nell’ambito del G20 e che è volta ad applicare il principio "chi inquina paga" anche alle banche (e non solo alle industrie che deteriorano l’ambiente), nasce, quindi, in questo contesto e punta a incentivare una sorta di  "moralizzazione" della finanza.

Le banche e gli altri intermediari finanziari hanno sicuramente avuto responsabilità di rilievo in questa crisi; inoltre, in molti casi hanno beneficiato dei salvataggi varati dai governi nazionali per evitare il loro fallimento. Si tratta di una questione che ha a che vedere con l'"azzardo morale" e merita grande attenzione. Infatti, i governi si sono in molti casi indebitati per salvare le banche e quindi occorre prevenire, o almeno limitare, per il futuro i comportamenti scorretti e/o troppo rischiosi che trasformano alla fine i debiti privati (delle banche) in debiti pubblici (dello Stato).

Una tassa bancaria, la proposta della Commissione 

La Commissione propone una tassa bancaria per coprire le spese di liquidazione delle banche fallite. La proposta rappresenta la prima iniziativa concreta per definire una strategia comune in materia di tasse bancarie, uno strumento utilizzato sempre di più dai governi europei a seguito della crisi finanziaria. La mancanza di una normativa europea potrebbe infatti creare squilibri competitivi tra i mercati bancari nazionali e ostacolare la cooperazione transfrontaliera in caso di ulteriore crisi.

Il piano prevede che i governi utilizzino i proventi delle tasse bancarie per istituire fondi gestiti con norme comuni. Tali fondi verrebbero impiegati per far fronte in modo ordinato alle insolvenze bancarie.

Queste risorse servirebbero inoltre a coprire i costi per spese legali, operazioni temporanee, acquisto e gestione degli attivi inesigibili, ecc. I fondi per le misure di risoluzione delle insolvenze bancarie sono una fonte di liquidità di pronto impiego che consente di contenere le crisi ed evitare le vendite precipitose degli attivi.

L'esperienza di altri Paesi 

Diversi paesi, tra cui Germania e Svezia, hanno introdotto tasse bancarie o stanno valutando l'ipotesi di farlo. Manca tuttavia ancora un consenso sull'entità della tassa e sull'impiego dei fondi. Alcuni paesi vorrebbero utilizzarli per scongiurare future crisi bancarie o per recuperare le perdite subite con la crisi attuale. Altri invece puntano su questo strumento per ridurre il loro disavanzi.

Michel Barnier, commissario europeo per il mercato interno, ha dichiarato che i fondi non sarebbero una polizza assicurativa per le banche in difficoltà. L'obiettivo è piuttosto quello di evitare i salvataggi a spese del contribuente, riducendo l'impatto che il fallimento di una banca può avere sul resto del comparto.

"Io credo nel principio "chi inquina paga" e quindi dobbiamo costruire un sistema che garantisca che in futuro sia il settore finanziario a pagare il costo delle crisi bancarie", ha dichiarato Barnier.

Durante la crisi finanziaria i governi d'Europa e del resto del mondo hanno speso ingenti somme per salvare le banche e sostenere l'economia nazionale.

Misura applicata solo alle banche 

Per il momento la tassa sarebbe limitata alle banche. Non si applicherebbe, ad esempio, ai fondi d'investimento o alle compagnie assicurative. I contributi bancari potrebbero basarsi su parametri quali gli attivi e passivi o gli utili: il metodo specifico deve ancora essere deciso. Lo stesso vale per le dimensioni dei fondi, che il FMI collocherebbe tra il 2 e il 4% del PIL. La proposta integra il piano dell'UE per la gestione delle future crisi finanziarie, che impone più vigilanza, un migliore governo societario e norme più rigorose.

L'UE potrebbe presentare la propria proposta al Gruppo dei 20 come strategia globale per le banche in crisi. I leader dell'UE dovrebbero discuterla a giugno in vista del vertice G20 che si terrà a Toronto alla fine del mese.

Per saperne di più:
Crisis management [EN]

Dipartimento Politiche Europee

Presidenza del Consiglio dei Ministri

2009 © Tutti i diritti riservati