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Segnale innovativo, ma interventi in Finanziaria ancora timidi

16 novembre 2007
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Paola Profeta e Alessandra Casarico - Università Bocconi

La Nota aggiuntiva afferma la centralità del ruolo femminile nel mondo del lavoro come strumento di crescita economica e di miglioramento nella qualità della vita e individua le modalità con cui il Governo italiano si propone di agire in questa direzione.

Paola Profeta e Alessandra CasaricoCome emerge dalla Nota, la situazione italiana si caratterizza per un forte ritardo rispetto agli altri paesi Europei e agli obiettivi fissati dalla strategia di Lisbona e per un’accentuata differenziazione territoriale e generazionale. Poiché molti sono i fattori che contribuiscono a determinare i risultati deludenti in termini di partecipazione, rappresentanza ai vertici e natalità che si osservano in Italia, l’individuazione di politiche appropriate è complessa. In questo panorama si inquadrano gli interventi discussi. I fronti su cui si articola la strategia disegnata dal Governo coinvolgono le politiche fiscali, le politiche di conciliazione tra famiglia e lavoro, la promozione di incentivi nel campo dell’istruzione, la formulazione di programmi di sensibilizzazione e comunicazione.

In linea di principio, la leva fiscale può rappresentare uno strumento appropriato per incentivare le imprese ad assumere lavoratrici. La tassazione più vantaggiosa potrebbe in parte compensare l’impresa per il costo di fertilità, tipicamente attribuito alle donne, e indurla a modificare i suoi calcoli di convenienza quando confronta l’opportunità di assumere un uomo o una donna. In questa direzione operano gli sgravi sull’IRAP nel Mezzogiorno. La scelta del Sud è dettata dalla forte differenziazione territoriale dei livelli occupazionali femminili. Un’altra variabile su cui può essere opportuno concentrarsi è quella della dimensione dell’impresa, con le imprese piccole che tendono ad essere più avverse all’assunzione di donne. Incentivi mirati a questa tipologia di impresa, così diffusa nel nostro sistema produttivo, potrebbero avere effetti positivi. In generale, è importante che queste misure di incentivazione fiscale si accompagnino ad un processo di monitoraggio, per valutare l’efficacia e quantificare l’impatto effettivo in termini di aumento dell’occupazione femminile.

L’offerta di servizi è un’altra misura cruciale. Il suo potenziamento è essenziale per consentire la conciliazione tra lavoro e famiglia. Anche in questo ambito, la dimensione territoriale è rilevante: in Italia le reti formali di cura (asili nido) sono scarsamente diffuse, soprattutto al Sud, rendendo la madre l’unico soggetto su cui far conto. Questo può dipendere non solo da un aspetto culturale in cui l’Italia si differenzia al suo interno e in confronto con l’Europa, ma anche da una preferenza indotta dai diversi contesti istituzionali.

La scelta di porre il lavoro alle donne e l’accesso alle carriere e all’impresa come elemento strategico per promuovere una crescita equilibrata e rilanciare la competitività del nostro paese è sicuramente un segnale innovativo. E la scelta di perseguire gli obiettivi dichiarati agendo su più livelli è la più appropriata. Ma gli interventi contenuti nel disegno di Legge finanziaria per il 2008 sono ancora molto timidi rispetto alle priorità dichiarate. Interventi più incisivi sia sul fronte fiscale che su quello dei servizi, sia pur ventilati nella discussione cha accompagna la Finanziaria, sono ancora in lista d’attesa.

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