Brevetto UE in sole tre lingue. Pronti a dare battaglia
Ho sempre considerato la tutela della lingua italiana in Europa una priorità del mio incarico e mi sono sempre rifiutato di dare ascolto alle obiezioni di coloro che ci hanno suggerito a più riprese un atteggiamento più remissivo. Ritengo, infatti, che liquidare una iniziativa di questo tipo come una inutile battaglia di principio o come una sterile chiusura rispetto a un mondo che avanza non centri il problema. Nessuno vuole arroccarsi nel proprio mondo ed è evidente che oggi lo studio di una o più lingue rappresenta un passaggio di fondamentale importanza per poter essere competitivi nel mondo del lavoro. Altro però è accettare passivamente che in Europa metta radici un cartello linguistico destinato a favorire i madrelingua inglesi, francesi e tedeschi.
Appena un anno fa, sempre in questo spazio, raccontavo di una lodevole iniziativa per fornire microcrediti alle piccole imprese che la Commissione europea presentava in un sito disponibile solo in tre lingue: inglese, francese e tedesco. Ben più grave appare, un anno dopo, la decisione sempre della Commissione di imporre il trilinguismo anche nel progetto di brevetto europeo, motivando questa scelta come una necessità dettata da motivazioni di risparmio economico. Il futuro brevetto europeo, si sostiene, rischia di essere dieci volte più oneroso di quanto accade negli Stati Uniti, con pesanti ricadute in termini di competitività, e gran parte di questo maggior costo è imputabile alle spese di traduzione. Il rimedio? Limitare le traduzioni a sole tre lingue (inglese, francese e tedesco) perchè i brevetti possano essere giuridicamente riconosciuti in tutta l'Unione Europea.
Decisione inaccettabile perché significa di fatto legittimare che esistono lingue di serie A e lingue di serie B. E ciò in contrasto con quanto previsto nei Trattati dell'Unione in merito al principio della pari dignità delle lingue.
Se passasse la soluzione proposta dalla Commissione europea, le prime a pagarne le conseguenze sarebbero le nostre imprese. Cosa può fare un piccolo imprenditore della provincia italiana davanti a un testo tecnico complesso e oltretutto redatto in una lingua che non è la propria? Si tratta di una decisione discriminatoria, penalizzante tanto per il sistema industriale italiano quanto per la platea dei partecipanti ai concorsi europei. Una decisione che il governo italiano non ha alcuna intenzione di accettare. Per questo siamo pronti a dare battaglia come già accaduto in passato per i bandi di concorso. Anche in quel caso, la Commissione decise per la pubblicazione nelle solite tre lingue privilegiate ma il Tribunale di primo grado dell'Unione Europea accolse un ricorso presentato proprio dall'Italia. Questa volta non ci saranno carte bollate ma un atteggiamento coerente e deciso da parte del governo che su questa materia chiederà con forza il rispetto delle richieste di un Paese come l’Italia che oltre ad essere tra i maggiori contribuenti al bilancio comunitario può vantare circa 70 milioni di madrelingua a fronte di altre 120 milioni di persone che parlano correntemente l’italiano. Prerogative che ci danno la forza per chiedere all’Europa ascolto e attenzione verso un tema dal grande valore strategico, come la democrazia linguistica. Una questione su cui si misura concretamente la volontà delle istituzioni di Bruxelles e Strasburgo di avvicinare l’Europa ai propri cittadini.










Egregio Ministro, ribadisca con forza (diplomatica) l’opportunità che uno “scienziato” ancorché italiano, possa brevettare il frutto del suo lavoro, dovuto magari all’ingegno e non alla sua capacità di parlare più lingue. Giustamente l’Europa ha il dovere di avvicinare i cittadini europei alle istituzioni e la stada intrapresa porta nella direzione opposta.
Cordialità. Pasquale Fatigato
Sono senz’altro d’accordo con il Ministro. La conoscenza di più lingue (che viene promossa dall’UE) vale per TUTTI, in generale. Se poi questo addirittura concerne il piano economico-industriale dei “brevetti” in sede comunitaria, per di più a danno dell’Italia (Paese fondatore e con numeri – come sottolineato – di tutto rispetto, la cosa è inaccettabile oltre che controproducente per la stessa UE. Pensi, signor Ministro, che chi scrive, impegnato nel volontariato sociale-medico ed ambientale (l’EARA onlus si occupa e preoccupa delle problematiche sull’amianto nella macroarea Veneto, FVG, Slovenia, Croazia e in itinere la Carinzia) ha attivato un sito web multilingue ed anche una rivista cartacea in Italiano, Sloveno, Croato, Tedesco ed anche – avendo come riferimento la UE – con abstract in inglese e francese. Ciò per consentire ai membri della Commissione ed agli Europarlamentari interessati di fruire “al meglio” delle notizie che forniamo, come espressione del mondo della ricerca medica e della Società civile insistente nella macroarea di riferimento. E figuriamoci con quale oculatezza e parsimonia amministriamo il magro budget di cui disponiamo. Bravo Signor Ministro. Avanti così, perché giusto e doveroso. Ed anzi, grazie e buon lavoro.
Sono perfettamente in sintonia con Lei, anzi Le dirò che più volte ho sollecitato che almeno i documenti ufficiali di approfondimento sulle varie possibilità di finanziamenti riservate sopratutto alle PMI potessero essere tradotti in italiano, purtroppo non ho ricevuto nessuna risposta da nessuno!
Io mi chiedo: se le regioni ancora obiettivo 1 come la mia (Sicilia) non possono avere la possibilità di accedere alle pubblicazioni molto interessanti al fine di poter sviluppare il territorio, ma sono circoscritti a quei pochi individui che, fortuna loro, conoscono molto bene almeno l’inglese (cosa che io non posso vantare, in quanto ho solamente conoscenza scolastica, ben poca cosa) come possono informarsi?
Grazie
HAI RAGIONE, PIENAMENTE D’ACCORDO, FIRMIAMO CONTRO !!
Lo statismo deve finire…. il potere della Francia, Germania e Inghilterra deve terminare poiché l’Europa è composta da 27 paesi.
L’inglese, il francese e il tedesco non sono più importanti della lingua Italiana.
Esse derivano tutte dalla storia di Roma, dal latino e greco. Perchè queste tre lingue devono essere prese come lingue madri….......e lasciare morire una lingua che ha secoli di storia come l’Italiano?
Una domanda a tutti coloro che vogliono l’inglese, il francese e il tedesco: perchè desiderate far fuori l’Italia? forse perchè è una delle migliori nazioni situate attualmente nel deficid mondiale?
Oggi più che mai il termine “democrazia” assume sempre più un grande valore! Noi vogliamo la Democrazia e lotteremo affinchè anche i futuri cittadini italiani ne possano godere. Da Docente che insegna con passione ad acquisire una sana Cittadinanza e una corretta Costituzione ai propri studenti nel tentativo di stigmatizzare il razzismo e promuovendo la legalità in una visione italiana-europea-globale e da cittadina italiana che ama e rispetta la Libertà, sposo moralmente la Vostra causa e fiera, come sempre, di essere ITALIANA, vi auguro di vincere questa battaglia che non avrebbe ragione di esistere in un contesto di pluriculturalità, di plurilinguismo, di libertà di espressione nel rispetto del colore della pelle, della religione, delle idee politiche…e da oggi, mi sembra anche ridicolo dover aggiungere addirittura…nel rispetto della propria identità linguistica (solo perché sembra una cosa scontata)!
Mi unisco al vostro urlo…“DEMOCRAZIA LINGUISTICA”!
Seguirò con attenzione gli eventi e se dovesse servire, apporrò eventuale firma per sostegno. In bocca al lupo Ministro!
Signor Ministro, pienamente d’accordo per una linea dura contro questo triunvirato che vuole e monopolizza l’Europa. Forse hanno dimenticato troppo presto che nel lontano 1950 nei sei paesi firmatari della CECA faceva parte anche l’Italia, così nei trattati di Roma e per tutto il percorso europeistico. Non doveva neanche essere sfiorata l’idea che nel cartello linguistico, nelle traduzioni fosse esclusa la lingua italiana. Se desiderano con questo atto mortificare ancora una volta l’Italia, come nelle quote latte, nella genuinità dei prodotti doc, top italiani forse questa volta sono partiti con il piede sbagliato. L’Italia è stanca di sopportare queste prepotenze con interessi a senso unico a tre livellii. Nessun atteggiamento remissivo, bensì fermezza senza nessun appello. I nostri giovani che cercano d’inserirsi nel mondo del lavoro europeo penalizzatii ancora perchè le documentazioni relative ai concorsi sono tradotte soltanto nelle lingue della triede. Forse questo è lo spunto per far capire una volta per tutte la volontà del popolo italiano e noi cittadini contiamo su di lei e le sue indicazioni affinchè si possa raggiungere un risultato positivo. A Bruxelles come sono arrivati trattori e mucche potrebbero arrivare pullman con penne libri e calamai. Il suo chiarissimo editoriale conferma la tendenza e la volontà di far da padroni e di far fare all’Italia la parte della solita Cenerentola. Attenzione, questa volta dalla zucca scenderanno migliai di cittadini determinati e decisi per dare battaglia per far valere a tutti i costi quello che vuole essere un isolamente anzichè un’unione europea
L’elemento bislacco e che deve far riflettere è piuttosto che si decida (oggi e in passato) di optare per le lingue dei tre Paesi più pesanti nell’Unione palesando un’Europa dove tutti i voti non contano uno
sulla falsariga dell’ONUinvece che usare le due-tre più parlate al mondo,con davanti a tutti lo spagnolo.La seconda opzione suggerirebbe una spinta della Commissione verso una cultura delle lingue europee più “commerciali”, sebbene senza precedenti avrebbe una ratio.
La prima invece non trova ragioni razionali,le tre nazioni la cui lingua è stata scelta non rappresentano singolarmente punte di “quantità” industriale dell’UE tali da dare giustificazione ad uno svantaggio comparato alle piccole-medie imprese di tutti gli altri.
Mi accodo all’iniziativa del ministro Ronchi correggendone le motivazioni ed auspicando in ciò un concerto con gli altri paesi membri.
Giovanni Ventruti
Buongiorno
si commenta da se tale proposta della Commissione Europea, che comunque reputo inquietante a tal punto che, fa emergere quanto viene nascosto dietro il pretesto del risparmio e della prospettata competitività mondiale dell’onere del brevetto.
Onere di traduzione è insignificante per una organizzazione Europea.
L’intento discriminatorio, apre la strada come in altre circostanze alla perdità di credibilità della Istituzione Europea e di tutte le sue strutture collegate (Corti dei diritti dell’Uomo, Corti di Giustizia ecc)
Cordiali saluti Maurizio Carli
Egr. sig. Ministro,
ho partecipato per molti anni a riunioni della commissione e del Consiglio a Bruxelles ed ho sopportato con pena, con l’indifferenza del dicastero delle politiche comunitarie, l’assenza frequente della cabina per l’interpretazione da e verso l’italiano. Ciò in quanto consapevole dei nostri versamenti in soldoni alla comunità europea e della deriva della nostra lingua e del nostro rango politico verso livelli inferiori rispetto agli stati che la fanno da padrone.
Sono in pensione, ma non per questo non sento la rilevanza dei problemi per i quali lei combatte. Purtroppo c’è tanta miopia politica sia in alcuni suoi colleghi di governo e nella stampa italiana.
Ed appunto per questo la prego di non mollare e di far pesare almeno i contributi che noi versiamo all’UE. Viva il Ministro Ronchi!
Cordiali saluti.
Franco Boni
A mente serena, avulsa da ogni pregiudizio, nazionalismo o fanatismo campanilistico, sarei propenso a optare per la scelta di una sola lingua: l’inglese, ma poi pensando a tutti i vari libretti d’istruzione esistenti, che generalmente vengono allegati ai vari prodotti tecnici in vendita e che vengono tradotti in decine di lingue diverse, allora non mi sembra giusto proprio da parte dell’Unione Europea escludere l’italiano e anche lo spagnolo dal progetto in questione e che la spesa non sia la vera ragione, mi sembra invece che ci sia una volontà non scevra da sete di protagonismo nazionalistico.
Complimenti, Signor Ministro, anche se la difesa dell’ Italiano è un Suo preciso dovere. Basta essere remissivi con i prepotenti. A parte le nostre attuali tristi vicende sbandierate dai giornali, l’Italia ha dato tanto all’Europa e al mondo. Per contare nelle relazioni internazionali bisogna essere una risorsa o un problema. Se e quando non possiamo essere una risorsa dobbiamo almeno costituire un grosso problema per chi ritiene di dover sempre primeggiare. Sono d’accordo con quanto detto da Carlo da Taranto (qui sopra). Un giorno un diplomatico straniero mi disse: l’Italia è il migliore degli alleati. E io chiesi: perché ? La risposta fu: “perché non rompe mai”. Non molli, Signor Ministro.
Da Dante (almeno) in avanti, fino alla storia della musica del Settecento e dell’Ottocento, l’Italiano è stato una lingua della cultura in tutta Europa. Solo dopo l’unità d’Italia ha cominciato a perdere di importanza. Se ne deduce che si tratta di valutazioni soltanto di tipo politico. Si cerca di deprimere la lingua per screditare il Paese! Dunque, bisogna lottare. Ci sono anche motivazioni economiche, se pensiamo che più persone studiano una lingua più cresce il PIL del Paese, a causa della vendita di pubblicazioni, dei viaggi, ecc. La lingua italiana è una risorsa. Non lasciamocene defraudare! Quanto alla UE, è vero che l’attuale sistema di traduzioni costa. Per quello, c‘è una soluzione: scegliere una lingua ufficiale comune, ovviamente diversa dalle lingue parlate, per evitare discriminazioni. Molti pensano, ed anch’io, che il latino andrebbe benissimo…
Approvo inncondizionatamente, sia come docente di Lingue straniere (Tedesco), -che è una classe di concorso in via di estinzione, perchè qui nelle Marche lo spagnolo, apparentemente più facile perchè molto più simile all’italiano,ormai sta proprio “straripando” – sia per tutte le altre motivazioni che leggo qui .
Cordialissimi saluti da tutta la mia famiglia (mia madre, mia suocera, mio marito, mio figlio).
Signor ministro, grazie di esistere!!
Sono un consulente in brevetti e conosco molto bene la problematica del brevetto comunitario (ora definito brevetto dell’Unione Europea), anche perchè ho lavorato sia in azienda che in uno studio di consulenza. Sono contrario alla posizione del Ministro ed anche a tutti i commenti letti in suo favore. E’ sbagliato continuare a sostenere le lingua italiana, perchè questo avrebbe l’effetto esattamente contrario a quello che pensa il Ministro, cioè continuare ad imporre la traduzione in italiano del brevetto dopo la concessione penalizzerebbe le aziende italiane, perchè ci sarebbero costi superiori a causa delle traduzioni. E’ meglio invece risparmiare i costi delle traduzioni in italiano ed utilizzare i soldi risparmiati per consentire alle aziende di depositare un maggior numero di brevetti; inoltre non ha senso tradurre in italiano a tappeto tutti i brevetti Europei concessi da validare in Italia, perchè solo una piccolissima percentuale dei brevetti validati in Italia è azionata in causa e quindi forse solo per questi sarebbe utile avere una traduzione in italiano. Infine è sbagliato quanto ha detto il Ministro il 24 luglio (articolo Sole 24 Ora) relativamente al fatto che il 20% dei brevetti Europei è in tedesco e che quindi (senza la traduzione in italiano) il 20% delle porzioni italiane dei brevetti Europei sarebbe solo in tedesco, perchè in ogni caso si hanno sempre anche le rivendicazioni tradotte in inglese e francese e (per chi ci capisce qualcosa di brevetti) le rivendicazioni valgono il 90% di un brevetto (quindi basterebbe leggere la rivendicazione 1 in inglese – sempre presente – per capire il 90% del brevetto). Mi dispiace dirlo, ma chi sostiene la lingua italiana nel brevetto dell’Unione Europea sbaglia perchè (Ministro compreso) non ha competenze nel settore brevettuale e quindi non è in grado di effettuare valutazioni corrette; di conseguenza, non è neanche in grado di tutelare il sistema imprenditoriale italiano (suggerisco quindi di rivolgersi a persone od associazioni competenti nel settore brevettuale prima di prendere decisioni sbagliate o di far fare brutta figura all’Italia verso l’Europa).
Approvo e condivido la battaglia del Ministro a difesa della lingua italiana e per i concorsi UE. Tutelando la lingua italiana si tutelano le imprese ed il lavoro. Rammento il ricorso presentato dall’Italia ed accolto dal tribunale di primo grado dell’Unione Europea per i bandi e le procedure dei concorsi per reclutare personale per gli Uffici della UE. Sono opportunità che, per giustizia, devono essere offerte a tutti i cittadini europei e non ci devono essere vantaggi creati solo per alcuni attraverso un uso distorto delle lingue.
A tal proposito informo il Ministro di quanto sta avvenendo per il reclutamento del personale per il servizio diplomatico europeo (SEAE). C‘è solo una informazione diffusa solo in inglese e senza la pubblicità che meriterebbe visto che riguarda un servizio importantissimo per il nostro futuro di europei.
Con questo metodo, la mancanza di una comunicazione ufficiale in italiano, si è dato modo a gruppi di potere e di pressione di mettere criteri a proprio favore interpretando la versione inglese.
Intervenga signo Ministro! Si tratta di centinaia di posti di lavoro per laureati e funzionari internazionali italiani che potremmo perdere, senza partecipare alla gara/concorso, solo perchè non vi è il testo italiano.