Acqua, Ronchi risponde ai commenti
Il Ministro per le Politiche Europee, Andrea Ronchi, risponde ai commenti lasciati dai visitatori del sito nell'editoriale L'acqua è un bene pubblico.
Il numero e la qualità dei commenti che sono seguiti all’editoriale sull’acqua testimoniano ancora una volta quanto sia sentito il tema della liberalizzazione dei servizi pubblici locali e in particolare per la parte che riguardano la gestione del settore idrico. Questo rafforza in me la convinzione che la strada intrapresa sia quella giusta, una convinzione suffragata anche dai recenti richiami della Commissione europea a una gestione oculata della risorsa idrica e alla necessità di avviare politiche idonee a sensibilizzare la popolazione ad un uso consapevole dell’acqua. Che ribadisco ancora una volta, avendolo scritto anche a chiare lettere nel decreto che porta il mio nome, non è né verrà mai considerata una “merce”.
Purtroppo rispetto a una materia come quella dell’acqua resiste un pregiudizio ideologico, frutto anche del clima avvelenato che contraddistingue il confronto politico nel nostro paese. Sostenere che verrà privatizzata l’acqua, lasciatemelo dire, è argomento che non ha il minimo fondamento di verità. L’acqua, rispondo così anche all’obiezione del signor Aldo, è e resta un bene pubblico al 100 per cento, cosa non interpretabile perché espressamente prevista e riaffermata nel testo del decreto.
C’è chi, come il signor Gennaro, chiede che la gestione del servizio resti nelle mani pubbliche. Ebbene, lo spirito della norma non contempla scelte di campo a favore del pubblico o del privato. Semplicemente stabilisce che la gestione dei servizi idrici non può essere assegnata al di fuori del meccanismo delle gare, e quindi fuori da un elementare principio di civiltà giuridica e corretta prassi amministrativa. Troppo spesso i monopoli pubblici hanno generato diseconomie di scala, si sono tramutati in carrozzoni, in “poltronifici” nati per garantire le lobby politiche, diventando fonte inesauribile di sprechi.
Il signor Paparusso mi chiede quale necessità occulta impone una liberalizzazione e perché lo Stato non possa effettuare un risanamento delle reti e del servizio attraverso una gestione oculata. Le reti oggi richiedono investimenti miliardari che “il pubblico”, soprattutto in questa fase in cui il rigore dei conti è condizione di sopravvivenza per tante conquiste sociali che abbiamo conseguito, non può affrontare e che invece il privato (lo recita il decreto) ha l’obbligo di prevedere per poter partecipare alle gare per l’assegnazione del servizio di gestione. Circa la necessità di intervenire, mi sento di rispondere che questa è tutt’altro che occulta. Perché la direttrice sulla quale muove il provvedimento è univoca: aumentare l’efficienza e diminuire gli sprechi e questo si può fare soltanto introducendo una gestione concorrenziale dei servizi pubblici locali.
Il discrimine, quindi, non è la scelta tra pubblico e privato ma piuttosto la possibilità di un vero confronto competitivo tra più candidati gestori. I soggetti pubblici, quindi, al pari dei privati, potranno partecipare alle gare per la gestione del servizio idrico. Vincerà chi offrirà le maggiori garanzie in termini di efficienza, trasparenza (che il decreto rafforza attraverso l’introduzione del meccanismo delle gare), economicità.
Leggo ancora nei vostri commenti un diffuso timore che nessuno vigili sull’operato dei soggetti gestori (che ripetono potranno essere sia pubblici che privati) né sull’applicazione delle tariffe. A Tiziana, come a Ominda o al signor Gennaro, rispondo che posso comprendere queste preoccupazioni di fronte ad un cambiamento radicale di un sistema. Per questo stiamo puntando con forza sulla creazione di una Authority indipendente che non risponda a logiche politiche o lobbystiche ma al contrario vigili sull’intero processo e possa prevenire e sanzionare le eventuali distorsioni. Insieme a questo, emaneremo a breve i decreti attuativi del decreto che conterranno regole stringenti per gli affidamenti.
Circa i costi per il cittadino, voglio infine ricordare che già adesso tutti gli ATO prevedono tariffe agevolate per i bassi consumi e maggiorazioni per le fasce più alte di consumo. Queste tariffe differenziate resteranno a garanzia dell’accesso all’acqua per tutti, anche per i meno abbienti.
Due cose in conclusione. Lucyrrus, mi chiede se voglio “proprio registrare una sconfitta politica” attraverso i referendum. Io credo che qualora si arrivasse davvero al referendum la sconfitta non sarebbe politica ma del Paese, del Sistema Italia che avrebbe rifiutato di progredire e di adottare strumenti indispensabili in grado di garantirne la crescita e lo sviluppo. Infine al signor Navach, che si chiede “a cosa servirà il suo commento”, dico che la libertà di espressione è forse la migliore delle manifestazioni della democrazia. In cui, al di là degli schieramenti, ogni idea trova dignità per essere espressa e, perché no, condivisa e fatta propria. Specie se, nell’ottica della più ampia partecipazione possibile, non si vuole calare un provvedimento dall’alto.
Un nuovo sistema che nasce e che, come tutto ciò che è umano, può essere migliorato e affinato. Con la partecipazione e il contributo di tutti.
Grazie a voi tutti
Andrea Ronchi











Complimenti Ministro,
finalmente qualcuno che ha il coraggio di dire le cose come stanno. E non è facile, anche perchè i dissensi si registrano a destra e a manca…Chi prima aveva varato le riforme del Servizio Idrico Integrato ora sembra ricredersi; chi ha appoggiato la Sua legge in parlamento oggi firma i referendum! La demagogia fa comodo ovunque, a destra come a sinistra. Spero che la Sua operazione verità sia fatta propria anche dai sindaci e dalle amministrazioni che dovrebbero fare gli interessi dei cittadini e non cavalcare le campagne demagogiche per strappare facili consensi con false rappresentazioni della realtà.
Su questo Le chiedo una risposta: perchè gran parte dei sindaci (e non solo) della Sua area politica sono tra i primi a firmare i referendum?
Con stima ed ammirazione.
Giovanni.
Gentile Ministro,
non le nascondo che sono come la maggior parte dei cittadini italiani molto spaventato da quello che state facendo con la nostra acqua.
Lei e i sostenitori del decreto dite che il sistema idrico ha bisogno di ingenti investimenti. Vero.
Dite che il pubblico non ha i fondi necessari per farlo. Opinabile. Sarebbe vero se non volessimo considerare tutti gli sprechi della politica e della PA tagliando i quali potremmo raddoppiare le entrate dello stato. Ma da questo orecchio purtroppo il Palazzo non ci sente.
Dite che i privati potrebbe fare questi benedetti investimenti. FALSO. Il privato, com‘è giusto che sia, investe solo se guadagna molto più di quanto ha speso. E non può essere questo il caso. O secondo lei gli Italiani si meritano pure gli aumenti delle bollette dell’acqua?
Aggiungo che qualora nelle gare per l’assegnazione si dovessero presentare sia soggetti privati che pubblici allora i primi potranno senz’altro abbassare la posta per ottenere la gestione. Salvo poi non rispettare gli utenti finali come sempre successo in ogni privatizzazione. Mi dice Lei quando in Italia il privato che gestisce la cosa pubblica ha fatto bene. E mi dica quando i controlli hanno funzionato. Ma suvvia non ci prendiamo in giro. Sappiamo come andrà a finire.
Gli scenari tragici che il suo decreto realizzerebbe sarebbero sostanzialmente due.
O a seguito degli investimenti privati (solo quelli strettamente necessari) si alzeranno esponenzialmente le tariffe…oppure il privato che otterrà la gestione non farà investimenti e farà comunque aumenti.
MINISTRO SI RAVVEDA E APRA GLI OCCHI OVUNQUE HANNO PRIVATIZZATO L’ACQUA L’ESPERIENZA E’ STATA ESTREMAMENTE NEGATIVA.
Spero non voglia essere sconfitto da un referendum dove avrà modo di constatare, se ancora non l’avesse capito, che l’acqua come la salute e la scuola difficilmente possono essere considerate delle merci, in Italia.
Lei dice che sarebbe una sconfitta per il progresso, ma si sbaglia. Cambierò idea quando mi presenterà chi sarà l’imprenditore filantropo che farà investimenti sul sistema idrico italiano e non vorrà guadagnarci nulla e magari abbasserà anche le tariffe del servizio. Non esiste Ministro Lei lo sa benissimo, non è certo così ingenuo.
Spero che con il governo possiate fare, con umiltà, un passo indietro nel rispetto di questo paese fin troppo sfruttato dai furbetti del quartierino. Auspico che almeno l’acqua non vada a finire in mano ai solito speculatori della cricca.
Grazie
Fabio Piliego
Nulla da eccepire sul fatto che il sistema acqua Italia abbisogni di finanziamenti che il pubblico non è in grado di sostenere, tuttavia ho buoni motivi di ritenere che qualora si imponga al privato (gestore) di effetuare i lavori necessari alla rete questi, o con ditte “proprie” ovvero con società ad esso collegate direttamente o indirettamente li effetui (lucrandoci sopra ovviamente) il tutto a scapito della tariffa complessiva del servizio che è destinata inevitabilmente a lievitare e chi la paga è il cittadino utente….
Il secondo rischio inoltre riguarda proprio il come e quando si attui l’esecuzione dei suddetti “miglioramenti alla rete”.... Come risaputo la rete, gli impianti e l’acqua in se e per se rimangono pubblici… ok Vero… Il gestore (privato) si ritrova con un esempio banale ma che da il senso, ad essere come l’affituario di una casa… una casa ricevuta in affitto con il “pegno” di fare i lavori di adeguamento necessari imposti dal proprietario… Siccome non credo alle fatine buone… non è che per caso questo affituario sfrutterà al massimo la casa di cui dispone (ottenendone il massimo reddito) restituendola poi al proprietario nelle condizioni minime di sufficienza?
Nessuno regala nulla per nulla Signor Ministro…
E nemmeno è sicuro che il privato sia più efficiente del pubblico, forse sarà più efficiente ad accomodare i vari controllori a suon di mazzette… pur di ovviare agli investimenti previsti…
o santificare il politico di turno…
Se tanto Vi sta a cuore il problema dovreste ridare il potere in mano ai cittadini, far si che siano gli stessi cittadini utenti a gestire l’acquedotto… Come?
1) Gestori snelli, facilmente controllabili di dimensioni ridotte sparsi sul territorio secondo i bacini IDROGRAFICI (che parolona… IDROGRAFICO... sa che cosa significa sig. Ministro? Beh di sicuro sono in genere più piccoli delle provincie o delle regioni… ed ha un senso tecnico logico la gestione per bacino idrografico…ci pensi un po su…)
2) Azionariato diffuso: l’utente è anche socio ma non in funzione dei prelievi che esegue (o dei reflui che scarica) è socio paritario della Sig.ra Maria Rossi, con consigli di amministrazione eletti direttamente dagli utenti e dagli stessi secondo il sistema democratico dell’elezione facilmente “controllabili”.
LA CONCORRENZA...
Si… come crearla? Semplice… Se un gestore è così bravo da gestire il suo a tariffa concorrenziale può estendere la sua fornitura alle zone limitrofe il suo territorio originale di competenza… Il tubo sigor ministro, anche quello che passa davanti casa sua in genere è uno solo… mi spiega come fare concorrenza? solo se ci sono due tubi si fa… punto. Ma il punto saliente sarà che saranno gli utenti a valutare e controllare automaticamente il servizio senza bisogno di authority (ah già vanno di moda ora… non è per crare un po di sedie su cui far sedere amici e parenti stipendiati lautamente con i soldi della fiscalità generale??) se il gestore è ok bene sennò un bel calcione nel sedere e si mandano a casa… Perchè la sigora Maria conosce bene il suo gestore dell’acquedotto è il Sigor Gianni che ha visto crescere da bambino sotto casa… non ha a che fare con il “Call Center” dell’anonima società che non è mai raggiungibile…. E siccome il sigor Gianni è Presidente del CDA del Gestore di un acquedotto di una valle di cinque comuni in montagna è conosciuto da tutti e se fa il bravo bene altrimenti gli spaccano la faccia…. allora fa il meglio che può.. per il suo paese, per la sua terra…
Per non farla lunga… abbiate l’umiltà di “copiare” guardatevi in giro cosa fanno gli amici europei… guardate in Germania, in Danimarca come gestiscono il servizio….
Esistono certamente le grosse realtà a livello metropolitano… Parigi, Vienna, Monaco sono un esempio…
Copiate… Analizzate e copiate…
Quello che stiamo facendo noi, con circa quarant’anni di ritardo, fu fatto in Germania nel dopoguerra con risultati disastrosi… In Francia invece il sistema è molto diversificato… esistono circa 36000municipalità (una ogni parrocchia, perchè napoleone sostituì le parrocchie con i municipi dopo la rivoluzione francese…) il cui 88% gestisce in proprio i propri servizi…
ah… scordavo… guardate che è solo qui in Italia che si vuole per forza unire acquedotto e fognatura… in Europa i due servizi sono ben divisi, anzi le fognature in genere sono spesso accorpate ai servizi di nettezza urbana…
Cordialmente.