L'Europa che vogliamo
Al Complesso del Vittoriano, la sera del 9 maggio, abbiamo celebrato il 60esimo anniversario della Dichiarazione di Schuman, considerato l'atto di nascita dell'Unione Europea.
Una data fondamentale, quella del 9 maggio 1950, per una iniziativa politica che l'Italia con Alcide De Gasperi sposò immediatamente e che accese il fuoco dell’integrazione continentale. Sette anni dopo, a pochi passi dal Vittoriano, nella Sala degli Orazi e dei Curiazi, i rappresentanti di sei Paesi, Francia, Germania, Belgio, Olanda, Lussemburgo e Italia, firmarono, con il sottofondo della "Patarina", la campana del Campidoglio, i Trattati di Roma, istituendo così la Comunità Economica Europea.
Da allora sono stati compiuti passi importantissimi. Libertà, pace e democrazia sono penetrate così profondamente nell’animo europeo da essere date quasi per scontate. Il compito morale e storico della riunificazione è stato realizzato. E oggi possiamo salutare una Unione in cui 27 popoli hanno liberamente scelto di rinunciare a porzioni sempre più ampie della loro sovranità a favore di un grande progetto comune.
Lo straordinario cammino che è stato compiuto non deve, però, farci chiudere gli occhi di fronte alle sfide e alle incognite che si profilano all'orizzonte. Abbiamo abbattuto le frontiere, creato un mercato comune, coniato una moneta unica ma manca ancora una politica economica davvero coordinata tra i Paesi europei, anche se, con il pacchetto a sostegno della zona Euro varato dall'Ecofin, l'Unione Europea ha probabilmente consumato un passo fondamentale verso una vera politica economica comune.
Proprio la crisi di oggi dimostra quanto sia necessaria più Europa, non meno Europa e quanto tutti dobbiamo sforzarci di individuare ogni strumento e opportunità per rafforzarne l’azione. Ecco perchè la Dichiarazione Schuman resta nello spirito ancora oggi attualissima.
Il ministro francese immaginava e desiderava un'Europa basata su progetti concreti, capaci di creare innanzitutto una solidarietà di fatto. Credo che oggi questa solidarietà debba essere riportata al centro della missione politica dell'Unione. Un compito complesso ma anche stimolante, fondamentale per restituire all'Europa quell'entusiasmo, quella credibilità e quella forza propulsiva contenuta nella Dichiarazione che i cittadini europei oggi fanno fatica a riconoscere e individuare nelle istituzioni di Bruxelles. Una scintilla di cui l'Europa, e i suoi popoli, non possono permettersi di fare a meno.










Sono un fervente fautore degli Stati Uniti d’Europa in particolare per cementare la fratellanza tra gli uomini ,per bandire guerre e sopprusi. Encomiabile che l’Europa unita come un unico popola abbia fatto quadrato per salvare la sorella Grecia. Una svolta decisiva che da valore all’unione europea. Oltre gli aiuti però l’Europa deve avere la forza di giudicare e far pagare a chi ha portato la Grecia sull’orlo del baratro, altrimenti si rischia di non credere più all’Europa stessa se non ha la forza d’imporre la sua giustizia. Mi permetto ancora di sottolineare la disparità in auge per la questione concorsi dove la modulista viene redatta soltanto in inglese, francese e tedesco, tagliando fuori l’Italia che con queste premesse nel celebrare i 60 anni dalla dichiarazione di Schuman anche gli Orazi e Curiazi si sarebbe animati nella sala a loro dedicata per questa forte stortura. Non chiara è la posizione di previlegio della Gran Bretagna nonostante che ignori le direttive ed esigenze europe mantiene come moneta la sua sterlina , nella viabilità la guida a sinistra , negativa partecipazione degli aiuti alla Grecia. Sembra che dei suoi previlegia non abbia intenzione alcuna di rinunciare fingendo di non sapere quali sono i doveri e gli impegni per fare l’Europa sempre più unita. Viva l’Italia per i suoi 150 anni d’indipendenza, viva l’Europa mi unisco a lei signor Ministro ed un mio modesto plauso per la sua passione, la sua abnegazione e detto alla romana il suo “accoramento” ed attaccamento all’Europa e per tutto il suo impegno da persona titolata e capace per tutelare gl’interessi dell’Italia.
Certamente, leggendo l’intervento del Ministro non possiamo non vedere come, dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, l’Europa – investendo sul processo di integrazione continentale – abbia dato, ai suoi popoli, la possibilità di vivere in un’epoca di pace. Tutte cose condivisibili. Ma, e qui entra in gioco quelle che definirei perplessità circa l’avanzamento di un modello sovranazionale sempre più integrato (bisogna intedersi su come si vuole fare avanzare questo processo), ciò che vorrei che le istitizioni (comunitarie e nazionali) cominciassero, seriamente, a voler porre in essere, è una Europa più democratica e vicina ai cittadini, e non carica di burocrazia e centralismo (della Commissione e del Consiglio) come la si osserva oggi.
Oggi l’Unione europea è strutturalmente basata su un vero e proprio deficit democratico. Non possiede alcun collegamento diretto con i cittadini dei diversi Stati membri, tranne che nell’elezione del Parlamento europeo, l’unica istituzione comunitaria eletta direttamente. L’Unione europea rappresenta, quindi, una creatura che, seguendo il proprio processo di integrazione, sta portando ad una sempre maggiore centralizzazione dei poteri (a Bruxelles), con le decisioni che, in futuro, verranno prese dall’alto, senza alcuna consultazione dei popoli, gli unici legittimati a ratificare le scelte politiche (seguendo, ovviamente, il principio della democrazia).
Questo è ciò che credo manchi all’Europa di oggi. Concretizzare – non solo formalmente sulla carta – i princìpi di libertà e partecipazione popolare: i princìpi che fondano la Democrazia.