L'acqua è un bene pubblico
Nei giorni scorsi sono stati depositati in Cassazione i tre quesiti referendari con cui si vuole, tra l'altro, l'abolizione dell'art 15 del decreto Ronchi che adegua la disciplina comunitaria in materia di servizi pubblici locali di rilevanza economica. E quindi, anche in materia di risorse idriche.
Voglio essere subito molto chiaro. Questo referendum parte dall'assunto che il governo voglia privatizzare l'acqua. Si tratta di una affermazione che non risponde a verità. L’ho detto, lo ripeto e lo abbiamo anche scritto a chiare lettere nella legge: l'acqua è e resta un bene pubblico. Cito testualmente il testo del provvedimento: "Tutte le forme di affidamento della gestione del servizio idrico integrato devono avvenire nel rispetto dei principi di autonomia gestionale del soggetto gestore e di piena ed esclusiva proprietà pubblica delle risorse idriche, il cui governo spetta esclusivamente alle istituzioni pubbliche, in particolare in ordine alla qualità e prezzo del servizio, garantendo il diritto alla universalità e accessibilità del servizio".
Il provvedimento nasce piuttosto da un'altra esigenza: quella di rendere maggiormente efficiente un sistema che disperde il 37 per cento delle risorse idriche con un costo per i cittadini italiani di due miliardi e mezzo di euro ogni anno. Una situazione non più tollerabile.
La legge che porta il mio nome, nata con la più ampia concertazione di istituzioni, sindacati e operatori, vuole portare alcuni correttivi sostanziali attraverso l’apertura al mercato. Un obiettivo da perseguire attraverso regole certe e principi di trasparenza come la selezione degli operatori attraverso il meccanismo delle gare.
Proprio perché queste intenzioni non restino lettera morta e sia perseguito innanzitutto l’interesse dei cittadini, stiamo lavorando alla creazione di un soggetto controllore che possa garantire tre cose: qualità del servizio, efficienza della gestione e tariffe contenute. Un passaggio fondamentale per completare una riforma che punta a portare l’Italia all’altezza degli standard europei.











Il provvedimento mi lascia perplesso, non perchè non sia opportuno in una situazione, ormai incacrenita, di inefficienza della mano pubblica, ma perchè anche il privato non garantisce efficienza, economicità di gestione, assenza di “commistione” con gli amministratori politici. Fino ad oggi nessuna forma di controllo ha evitato l’assenza di trasparenza.
L’unico impegno da prendere costruire una classe di funzionari pubblici all’altezza delle migliori tradizioni francesi. Ma chi la costruisce?
Dopo 37 leggi ad personam risulta difficile ma molto difficile credere alle vostre buone intenzioni. Nel palcoscenico delle fiction governative volute dal vostro primo ministro date, al popolino, illusione di bengodi ma poi in parlamento andate avanti a colpi di fiducia che vanno verso l’interesse del singolo e nel caso di specie alle multinazionali. Cosa questa che sarebbe accaduta in Puglia qualora non fosse stato riconfermato l’attuale Governatore Vendola, dove per l’acqua già c’era in agguato un certo Caltagirone.
Fate un decerto dove a chiare lettere si legge che sempre dovunque e comunque l’acqua dovrà restare un bene pubblico al 90% delle intenzioni
Ronchi non ti crediamo
l’acqua e un bene che deve rimanere saldamente nelle mani pubbliche ,e la gestione su controllo pubblico, ai privati,nella distribuzione e matutenzione della rete dell’acqua.perche credo che una gestione privata sarà piu’ efficiente
sempre sè ci sarà il controllo pubblico!!
Per sano risparmio per le tasche degli italiani e per il buon governo si ritorna sollecitamente sul testo del decreto Ronchi, lo si migliora come sicuramente è possibile e ci si dedica alla politica del fare, senza impegnare il cittadino, se non con risultati di buona amministrazione.
L’acqua non può essere privatizzata,bisognerebbe solo moralizzare i dirigenti che prendono degli stipendi indecenti e non vigilano sui lavori effettuati e da effettuare.
Non abbiamo bisogno di favole ,ma di fatti concreti.
L’acqua è bene pubblico. I rifiuti tossici e l’immondizia che inquinano l’acqua ce li regalano i delinquenti, i malavitosi ed i cattivi politici. Non privatizzate l’acqua, fate delle opere di irrigazione e depurazione. Fate vedere ai vostri ingegneri ed architetti come costruivano nell’antichità: ancora oggi ci sono gli acquedotti costruiti ai tempi di Roma che funzionano.
è vero la rete idrica gestita dal pubblico fà acqua da tutte le parti e quindi i politici la privatizzano così come hannno privatizzato tutto ciò che può dare utile al privato (guarda caso poi tutto resta in famiglia cioè sempre nelle mani degli amici) tipo le autostrade. ma visto che la politica è privata e fà acqua più di uno scolapasta (visto i miliardi di miliardi di euro che ingoia) quand‘è che la rendiamo pubblica?
Signor Ministro mi permetta di dissentire su quanto illustrato nel suo editoriale sull’acqua. Si avverte immediatamente la contraddizione di quanto esposto. Inizialmente dove si accenna che la gestione dell’acqua deve assolutamente rimanere pubblica, per poi terminare citando di un’apertura al mercato per una maggiore efficienza ed un obiettivo da perseguire selezionando degli operatori attraverso il meccanismo delle gare. Ancora gare ? Chi saranno questi operatori. La differenziazione equivoca tra privatizzazione e liberalizzazione conducono univocamente alla gestione privata delle risorse idriche. Gestione che con la globalizzazione, le multinazionali potremmo essere facile preda di stati stranieri, facente capo a queste organizzazioni abili manipolatrici di monopoli e dei destini del mondo. Se si disperdono il 37% delle risorse idriche attualmente gestite dal pubblico, perché non si effettua il risanamento attraverso una gestione oculata e forte dello stato? Quale necessità occulta impongono una scelta che conduce alla liberalizzazione? Memori dalla privatizzazione dell’energia elettrica e del gas che in questi ultimi anni hanno aumentato dismisura l’importo delle bollette a carico delle utenze ( non regge il discorso sul nucleare, qui si tratta soltanto di proventi a favore delle società), possibile che nell’attuale precaria situazione mondiale non venga evidenziato quale pericolo può portare la privatizzazione di un bene pubblico dove il privato da oggi al domani può, in barba ai controlli od altro, impunemente manovrare chiudere gli interruttori ed i rubinetti dei loro erogatori, imponendo la loro legge per qualsiasi forma di ricatto. Nonostante la spada di Damocle che pende da queste importanti privatizzazioni, diamo un’ulteriore opportunità dell’ultima risorsa immacolata che abbiamo “ l’acqua” per correre ancora ulteriori rischi. L’acqua è un bene pubblico e resterà tale soltanto se gestita e controllata unicamente dallo stato italiano. Qui si vuol guardare all’Europa quando nei concorsi ufficiali i bandi e la modulistica relativa vengono stampati soltanto in francese, inglese e tedesco. Forse questo accenno catastrofico non sarà poi così allarmante, però le notizie che girano sul nostro pianeta non sono rose e viole e da dormire sonni tranquilli. Nel ringraziarla per avermi permesso di esprimere il mio parere, la saluto cordialmente con gli auguri di buon lavoro per la sua presente e meritoria opera. Tommaso Paparusso
L’acqua è un bene primario e come tale deve rimanere pubblico.
Un comintato tecnico interistituzionale potrebbe verificare il raggiungimento degli obiettivi per i dirigenti chiamati a gestire le risorse idriche. Nel caso di inefficienza, cioè di mancato raggiungimento degli obiettivi prefissati, in base al criterio della responsabilità dell’azione allo stesso COMITATO TECNICO dovrebbe essere affidato il controllo della risposta, anche economica, del dirigente che ha causato il danno alla società civile.
Sono uno di quelli che pensano che questo Governo ha fatto comunque meglio di quanto non abbia fatto l’opposizione. Tuttavia non bisogna prendere per i fondelli la gente e ci sono delle questioni aperte che debbono essere risolte. Cito fra le altre: a) l’alto costo della politica e gli alti appannaggi dei politici e delle alte cariche dello Stato (il punto di riferimento deve essere la pensione minima, moltiplicata per un coefficiente da individuare); b) il prezzo della benzina (totalmente scollegato dal prezzo del petrolio) e, collegata a questo, l’impossibilità di importare diesel derivato da prodotti agricoli; c) i servizi essenziali (acqua, energia, ecc.). Lo strapotere degli enti erogatori (stamattina sto per spedire una denuncia per appropriazione indebita nei confronti di Enel Gas) fa sorgere seri dubbi sulla correttezza degli enti erogatori e sulle reali intenzioni e responsabilità di coloro che li dirigono!
Dopo 37 leggi ad personam risulta difficile ma molto difficile credere alle vostre buone intenzioni.L’acqua non può essere privatizzata,bisognerebbe solo moralizzare i dirigenti che prendono degli stipendi indecenti e non vigilano sui lavori effettuati e da effettuare.Con una classe politica come l’attuale possiamo aspettarci unicamente aumenti di costi . Privatizzare x poi ottenere gli stessi risultati di gas elettricità . Non si può più credere a questa classe politica
E come farebbero i privati a guadagnare e allo stesso tempo risanare le inefficenze idriche? E’ un controsenso, infatti tutti gli esperimenti condotti finora sono stati catastrofici. E’ CHIARO che per quanto riguarda l’acqua i vari enti pubblici debbano ANDARE IN PERDITA. E’ giusto che lo Stato investa sui beni primari per i cittadini e li garantisca anche spendendo soldi. ALTRIMENTI PERCHE’ SI PAGANO LE TASSE?
ma veramente ci fate così cretini, prenderci in giro in tal modo?
che schifo!!!!
Il governo farebbe meglio a governare e questo significa far funzionare le istituzioni pubbliche, incluso la gestione delle acque, con opportuni provvedimenti legislativi e soprattutto con controlli affidati alle forze dell’ordine. Basta con le ipocrisie. Quando il pubblico non funziona il problema non si risolve con la privatizzazione ma con adeguate misure coercitive. Si privatizza un’attività se ritiene che non abbia senso che sia pubblica. Questo sì. E qui potrei fare un lungo elenco di privatizzazioni che trovo o troverei assurde: la rete delle telecomunicazioni, quella stradale e ferroviaria, le spiagge, l’acqua, l’aria da respirare, la sanità, la previdenza sociale, i parchi nazionali, il patrimonio artistico, e così via. Vorrei tanto sapere a che vi serve questo commento…
egregio Ministro, ci risparmi almeno le storielle ! E’ vero che l’acqua rimane pubblica, ma se la distribuzione va in mano privata è come se si fosse in condizioni di monopolio.
Alcune considerazioni.
1.- Nelle zone di montagna l’acqua è dovunque abbondante, mediamente ben gestita e non può essere sprecata neanche a volere.( se vuole lo posso dimostrare in modo addirittura banale)
2.-Il Ministro è in grado di garantire personalmente che non verrà realizzato un oligopolio di poche grosse aziende distributrici alcune delle quali diventeranno sicuramente di tipo mafioso, ufficializzando così l’attuale monopolio della mafia funzionante in diverse zone italiche?
3.- il ministro è pure personalmente in grado di garantire che i costi annuali per famiglia ( e non per mc) non verranno aumentati ?
Dai risultati dialcune applicazioni si direbbe proprio di no
4.-Se il meridione ha problemi con l’acqua, applichi le sue capacità a risolvere quei problemi, non gravando, more solito sul nord.
5.-Egregio Ministro vuole proprio registrare una sconfitta politica attraverso il referendum ?
Glie lo dice uno che ha sempre votato e sempre voterà CD, ma che in occasione del referendum voterà con il CS unitamente a decine di migliaia di altri cittadini.
A me sembra che i presupposti alla base del decreto siano condivisibili:
1. maggior trasparenza nell’affidamento della gestione (che può essere pubblica o privata…quindi possono partecipare tutti e non solo pochi eletti)
2. l’acqua rimane bene pubblico
3. la gestione può essere sia privata che pubblica purchè non si continui a disperdere risorse….quindi una gestione efficace, efficiente ed economica
Tutto questo per una maggior tutela del consumatore , che al momento è all’oscuro dei criteri di assegnazione della gestione del servizio, e comunque paga – non sulla bolletta- l’acqua che si perde, attraverso la copertura delle perdite delle gestioni in rosso con risorse che sono distolte ad altri settori; maggior tutela di un bene naturale che è limitato, essenziale e che noi ci permettiamo di sprecare (numerose perdite del sistema idrico per cattiva gestione):
Certo concordo nel dire che il raggiungimento di questo obiettivo dipende dalla capacità di controllo degli amministratori locali. E’ responsabilità degli amministratori locali operare scelte trasparenti (e le gare dovrebbero favorire questo o no?) e controllare che chi gestisce il servizio dell’acqua lo faccia in modo corretto. Fin’ora sembra che questo compito non sia stato…“ben esercitato”. E’ lecito domandarsi perchè dovrebbe esserlo in futuro. Credo che a prescindere dalla costituzione o meno di un’Autorità per la regolamentazione dei servizi, sia ora di renderci tutti conto che i tempi sono cambiati, le risorse – naturali e finanziarie – sono limitate: Il decreto impone la trasparenza delle scelte. La cittadinanza ha quindi gli elementi per decidere di mandare a casa chi non ha gestito in modo corretto. Ognuno deve quindi assumersi le proprie responsabilità: il politico di porre le basi per una maggiore trasparenza contrastando affidamenti diretti….che rischiano di diventare rendite vitalizie a spese del contribuente attuale e delle generazioni future; gli amministratori di migliorare costantemente la propria gestione ed i propri sistemi di controllo, e di rendere conto ai cittadini delle modalità con le quali operano e dei risultati raggiunti; la cittadinanza di imparare a giudicare consapevolmente coloro che hanno il compito di gestire e di rinnovare o meno a questi la fiducia ed il mandato attraverso il voto.Questa io la chiamo democrazia …no?
credo che il punto non sia se chi gestisce il servizio sia un privato i un pubblico. La chiave di tutto è il contratto di servizio che il pubblico deve stipulare con l’azienda privata. Ci vogliono termini chiari,paletti precisi e sanzioni per i disservizi. É su questo che dobbiamo batterci. Se il pubblico si rapporta bene col privato o con una società mista non ci sono problemi.
Altrimenti,se l’ente pubblico è impreparato,incompetente o peggio, si ottiene sempre lo stesso risulatato:società municipalizzate sprecone e inefficienti che costano a tutti noi un botto di tasse e fanno male al Paese che non è messo nelle condizioni di crescere,prigioniero delle solite lobby politiche e di una galassia di personaggi in cerca di notorietà che cavalcano una battaglia tutta ideologica,tra firme,piazze e palcoscenici vari!!!
Ragazzi, sveglia!!!!! Il dibattito che sto leggendo qui come in altri forum
sembra uscito dai bollettini di partito dei tempi del socialismo reale. Basta
ideologia, guardiamo la realtà. Ci sono municipalizzate che gestiscono l’acqua
E che sono semplicemente grandi carrozzoni in cui piazzare amici, parenti ed ex
consiglieri comunali o regionali non eletti, magari con lauti stipendi. Aziende
che in quanto pubbliche si permettono di andare in perdita sistematica perché
tanto arriva Pantalone, ovvero lo Stato, ovvero noi tutti, compresi noi che
stiamo scrivendo su questo Forum, a ripianare i debiti. Ma avete capito di cosa
stiamo parlando???? STIAMO PARLANDO DI FARE O MENO LE GARE D’APPALTO PER L’
ASSEGNAZIONE DI UN SERVIZIO!!!!!!!!!!!! Dovrebbe essere un principio giuridico
elementare, una roba scontata e banale, e invece lo facciamo passare come una
anomalia e stiamo qui a discutere se l’acqua “debba o meno essere pubblica”! La
verità è che oggi l’acqua è gestita come se avesse poco valore, come se potesse
essere consumata e sprecata all’infinito e invece non è più così. Raccogliere l’
acqua, immetterla nelle tubature, trasportarla, portarla al rubinetto e poi
smaltirla ha un costo. E state tranquilli che quello che non paghiamo in
bolletta lo pagate sotto forma di tasse.
un milione e quattrocentomila firme per il referundum. Ma davvero credete che gli Italiani siano tutti babbioni?. La vostra sconfitta sarà sonante e spero apra davvero la stagione del rinnovamento. A casa tutta la classe dirigente cialtrona, incompetente e truffaldina (sia sinistra che destra). Abbiamo bisogno di Politici che abbiano a cuore la ns. sorte non le proprie tasche e quelle dei soliti amici.
Gentile Ministro,
premetto che condivido pienamente l’obiettivo del miglior rapporto qualità prezzo,
ma la norma che porta il suo nome va ben oltre le direttive europee:
invece di permettere la libera concorrenza nella gestione dei servizi
è fortemente penalizzante per il pubblico a favore del privato.
Per essere chiari, è punitiva e rispecchia le convinzioni del Governo
palesate dal suo collega Fitto nel dichiarare lotta al “socialismo municipale”.
Questa privatizzazione forzata causa una perdita netta di valore delle società pubbliche
(soldi dei cittadini) a favore di privati, prova ne è che avete dovuto escludere
le società pubbliche quotate per non danneggiare il mercato.
Fin qui è solo un problema economico, rilevante ma comunque limitato in confronto al galoppante debito pubblico, alcuni miliardi rispetto agli oltre 1.800 miliardi.
Veramente grave è la contemporanea abolizione degli Ato, ovvero quelle autorità che dovrebbero garantire il rapporto qualità/prezzo che lei cita.
Come se, nell’intervallo di una partita di calcio mentre si cambiano i giocatori e le tattiche, si abolisse la terna arbitrale, demandando alle federazioni regionali di decidere come gestire le regole del gioco e farlo subito prima che riprenda la partita.
Che gli Ato fossero da riformare è noto, ma cancellarli senza predisporre una alternativa in contemporanea con la privatizzazione è un suicidio.
Possiamo essere concordi o meno sulle riforme, di sicuro non si possono fare tutte insieme senza pensare a come interagiscono.
Nel 2011 i cittadini vivranno: meno servizi locali per i tagli Tremonti, svendite delle società pubbliche con dentro i soldi di decenni di tasse e tariffe e, in più, dei regolatori che dovranno ricominciare da zero e potranno controllare veramente poco di quel che accade.
Senza considerare che se va in porto anche il Calderoli con la riforma degli enti locali le variabili diventeranno tali e tante da essere incontrollabili, col rischio di sprofondare nel caos totale.
Fuor da ogni polemica di parte, visto che a tutti sta a cuore il miglior rapporto qualità/prezzo del servizio, potrebbe specificare cosa intende con “... stiamo lavorando alla creazione di un soggetto controllore …” visto che la finanziaria ha demandato questa attività alle regioni e che le funzioni sono comunque dei comuni?
Servono decisioni pratiche, in tempi brevissimi, perché il rischio che tutto questo
si traduca semplicemente in bollette più care per i cittadini è altissimo.
Cordiali Saluti
Angelo Falchetti
Assessore al Bilancio – Comune di Firenze
Ps. Ad averlo saputo prima potevamo darvi una mano nel trovare soluzioni pratiche,
a Firenze abbiamo abolito i “politici trombati” e risparmiato sui compensi nelle società
appena insediati lo scorso anno :-)