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Ronchi inaugura il master in "Esperto finanziamenti europei"

5 febbraio 2010Parole chiave: ,
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Il ministro Ronchi inaugura il master in "Esperto finanziamenti europei" organizzato dal Dipartimento Politiche Comunitarie e dall'Università Roma Tre, in collaborazione con le Università "La Sapienza", "Tor Vergata" e "Luiss". Ecco il suo intervento.

Autorità, gentili ospiti, cari frequentatori del Master,
 
il corretto impiego dei fondi erogati dall’Unione Europea costituisce un impegno fondamentale per tutti gli Stati dell’Unione, soprattutto per contribuire con i fatti alla crescita del progetto europeo e per utilizzare, al meglio, ogni risorsa pubblica disponibile, nella prospettiva di un rinnovato sviluppo economico, in un contesto di massima legalità.

La situazione delle frodi e delle irregolarità è ben nota e la si evince dal Rapporto 2008 della Commissione Europea, con un quadro che non è certamente confortante e che richiede trasparenza e responsabilità, perché sono di tutta evidenza gli effetti negativi delle frodi per:
- la mancata realizzazione degli obiettivi di crescita e occupazione;
- la perdita finanziaria per lo Stato Membro in caso di mancato recupero;
- l’alimentazione dei flussi dell’economia illegale;
- l’influenza negativa del rapporto fiduciario tra Cittadini ed Istituzioni comunitarie.

Il nostro Paese ha uno dei più alti livelli di frode nel settore, ma questo dimostra come l’Italia abbia attuato con lealtà e tempestività il cd “principio di assimilazione” (ex art. 280, Trattato), in base al quale, come noto, gli Stati Membri devono adottare, per la tutela degli interessi finanziari dell’U.E., le stesse misure assunte per la tutela delle risorse nazionali.

In tal senso:
- lo stesso Parlamento europeo ha riconosciuto, in passato, che il numero elevato di irregolarità comunicate alla Commissione “non significa necessariamente un elevato livello di frode, ma può essere anche il risultato dell’efficacia dei dispositivi di controllo in atto e di una stretta cooperazione fra lo Stato membro e la Commissione”;
- lo stesso Siim Kallas, Vice Presidente della Commissione Europea e Commissario responsabile per l’amministrazione, l’audit e la lotta antifrode, ha affermato che “un alto numero di irregolarità segnalate non significa necessariamente che uno Stato membro sia colpito da un numero di attività fraudolente maggiore di un altro Stato. Piuttosto, ciò può essere il risultato di un efficace ed incisivo sistema di controllo”.

Infatti, l’efficace modello di tutela approntato dall’Italia è stato elogiato dal Direttore Generale dell’OLAF che, nel corso della Sua visita in Italia, ha pubblicamente riconosciuto che il nostro Paese è leader europeo nell’azione di contrasto alle frodi comunitarie.

Anche sul fronte dell’analisi di rischio, la stessa Commissione Europea - più esattamente il Commissario alle Politiche Regionali, Danuta Hubner - ha elogiato l’Italia perché è “l’unico Paese ad avere un proprio programma di controllo contro l’uso dei fondi da parte del crimine”.
A tal riguardo, occorre sottolineare che la più compiuta dimostrazione dell’esatta e leale applicazione del citato art. 280 risiede nella circostanza che l’Italia dispone di Amministrazioni particolarmente preparate ed attrezzate sul fronte delle frodi (Dogane, Agea, Carabinieri, Corpo Forestale), oltre ad uno specifico Organo di polizia comunitaria, rappresentato dalla Guardia di Finanza che, con una competenza generale in materia economico-finanziaria, opera con gli stessi poteri e con le stesse professionalità, a tutela sia del bilancio nazionale che comunitario. 

In ogni caso, i dati relativi alle frodi non possono essere utilizzati per formare “graduatorie” tra gli Stati membri, in quanto appare evidente come gli stessi dati siano il diretto e logico risultato di sistemi giuridici ed organizzativi sostanzialmente diversi e, dunque, di un differente “atteggiamento” in termini di ricerca e repressione del fenomeno.

Non a caso, anche la Commissione europea, nell’ambito della richiamata Relazione, è ben lungi dal formulare graduatorie in merito, con ciò “limitandosi” alla mera indicazione del “freddo” dato numerico inerente ciascun Paese. Inoltre, a ragione della nostra indiscussa capacità operativa, l’Italia ha offerto, nel corso di una recente Visita del Premier, una mirata azione di supporto alla Bulgaria, che, come noto, si è vista congelare fondi europei per un periodo significativo, con un massiccio intervento della Commissione Europea e dell’OLAF.
Nella stessa occasione, è stato dato il via libera alla presenza di un Esperto della Guardia di Finanza presso il Ministero dell’Interno bulgaro.

Anche la Corte dei Conti europea - che costituisce, come noto, la più importante Autorità di controllo dell’Unione - ha posto l’accento sull’esigenza di riformare il bilancio, che qualifica questa stupenda realtà che è, oggi, l’Unione Europea, con obiettivi ancor più ambiziosi con l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona.

Secondo la Corte, la situazione impone a tutti gli Stati Membri di:
- migliorare, nettamente, i controlli di livello inferiore e “in loco”;
- monitorare, in modo qualificato, l’andamento della spesa;
- rendere efficace e concreto lo scambio di informazioni.

Ma la stessa Corte - che presenterà, nei prossimi giorni, nella persona del qui presente Presidente Vari anche al Parlamento italiano il suo rapporto annuale - si è spinta ancor più in là, denunciando:
- il modo in cui le domande sono presentate e trattate;
- la portata delle sanzioni inflitte;
- la visibilità delle procedure di controllo ed il loro effetto dissuasivo.

Da qui la sentita esigenza del Governo italiano di conferire sempre maggiore efficacia alla vigilanza del fenomeno e un determinante impulso alle attività di coordinamento delle Amministrazioni preposte alla gestione delle risorse comunitarie. Personalmente, non escluderei nemmeno specifiche sanzioni nei confronti di coloro che, con ruoli di responsabilità pubblica, spesso dimenticano che loro preciso dovere è raggiungere l’obiettivo assegnato, spendendo bene e per tempo le risorse assegnate.

E’ di tutta evidenza che non ci si può trincerare dietro formalismi o problemi che, se sono reali, devono essere tempestivamente affrontati e risolti!

Le parole d’ordine sono, dunque, efficienza ed efficacia specie in un momento come questo che impone risposte rapide e, per questo, non si può, in alcun modo, giustificare la scarsa professionalità che spesso si coglie nelle richieste e nella gestione di questi fondi, che devono essere correttamente utilizzati.

Troppo spesso, infatti, il meccanismo si inceppa per paura di incorrere in sanzioni o di sbagliare qualcosa. La risposta, di fronte a questo scenario, può essere una sola: distribuire informazione e fiducia, con il più fattivo spirito di servizio da parte di tutte le Amministrazioni interessate.

Proprio in relazione a tali priorità, nella mia veste di Presidente del Comitato nazionale per la lotta alle frodi comunitarie, ho fortemente creduto nello sviluppo di un’attività di ricerca, formazione e comunicazione mediante una vera e propria “operazione culturale” sul tema dei finanziamenti comunitari.

Insieme abbiamo accettato la sfida e avviato una serie di azioni, ritenendo indifferibile fornire appoggio e sostegno tanto a chi gestisce i fondi quanto agli operatori economici.
In tal senso, è stato già avviato, ed è tuttora in corso, un ciclo di seminari a livello regionale per favorire il dialogo tra tutti gli Attori locali interessati al tema dei finanziamenti comunitari. Allo stato, l’iniziativa ha già toccato, con grande successo, le sedi di Roma, Treviso, Milano, Bologna, Firenze e Torino. Sono in programma altri seminari a Bari, Teramo e Napoli.
È stato inoltre sottoscritto, lo scorso 18 novembre, un accordo con l’Ordine nazionale dei dottori commercialisti ed esperti contabili, per lo sviluppo di corsi di formazione a livello locale, volti a promuovere il ruolo del dottore commercialista in relazione a tutte le fasi di richiesta e gestione delle provvidenze comunitarie.

Tuttavia, ho sempre creduto che un ruolo fondamentale debba essere assicurato dall’Università, nella certezza che solo attraverso una formazione mirata e di alto livello si possa garantire al Paese quel salto di qualità da più parti auspicato.

Proprio per questo, è sembrato decisivo l’ulteriore passo volto alla creazione di un apposito Master che servisse a formare figure professionali altamente specializzate all'interno delle Amministrazioni pubbliche, delle Agenzie, degli Enti Pubblici territoriali e di altre realtà pubbliche e private, quali aziende e studi professionali.

Ebbene, come testimoniato dalla vostra presenza qui, oggi, anche questo ulteriore traguardo è stato raggiunto. Insieme all'Università "Roma Tre" ed in partnership, per la prima volta nella storia degli Atenei romani, con le altre Università "La Sapienza", "Tor Vergata" e "LUISS", inauguriamo oggi il Master di II livello in "Esperto finanziamenti europei" che, a ben vedere, costituisce un unicum nello scenario accademico italiano e, ancor più, europeo, testimoniato dall’ampia platea di iscritti e dall’eccellente livello organizzativo dell’Università e del suo Coordinatore, la Professoressa D’Alessio, in ciò pienamente supportato dal Dipartimento per le politiche comunitarie, magistralmente retto dal Prof. Adam.

Mi ritengo molto soddisfatto e nel ringraziare, a nome del Governo, tutti coloro che hanno reso possibile l’organizzazione del Master, desidero salutarvi ed augurare a voi tutti buon lavoro.

Dipartimento Politiche comunitarie

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