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Muro di Berlino e le nuove sfide dell'Europa

9 novembre 2009Parole chiave:
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Sono trascorsi vent'anni dal 9 novembre del 1989 e quella data è ancora scolpita con incredibile nitidezza nella coscienza e nella memoria di ciascuno di noi. Conserviamo in noi le istantanee di quel giorno, l'euforia di quel momento, l'immagine delle migliaia di berlinesi dell'Est e dell'Ovest accalcati dall'una e dall'altra parte del Muro, prima increduli e circospetti, poi sempre più decisi a farsi parte attiva della storia con martelli e scalpelli, in una improvvisa festa di fratellanza e libertà ritrovata.

Sono trascorsi vent'anni dal 9 novembre 1989 e oggi si celebra una data che ha cambiato il mondo e ha segnato la vita di chi, come me, è nato ed è vissuto nell'era della Guerra Fredda e dei blocchi contrapposti. Ma anche di tutti coloro che nati in quegli anni, sono cresciuti un'Europa nuova, libera dalle division artificiali del Dopoguerra e dall'influenza del comunismo e del totalitarismo. Ragazzi dell'80 e del '90 che oggi crescono dando per scontato il bene supremo della libertà.

E' a loro che oggi ci dobbiamo rivolgere quando riflettiamo su quel giorno che molti individuano come il più importante per l'Europa dal 1945 ad oggi. E' a loro che dobbiamo indirizzare il nostro pensiero, invitandoli a prendere coscienza che la libertà non è un bene irreversibile. Così come lo sono la centralità e la dignità della persona, unica cartina di tornasole di una società libera. Sono questi i valori cardine dell'Europa libera - improvvisamente riunita sotto una bandiera comune, loatana dalle barriere ideologiche e dal timore di una guerra fratricida e auto- distruttiva - che rinasce con la caduta del Muro. E sono questi i beni che noi tutti dobbiamo sforzarci di difendere e tutelare.

Come la recente sentenza sul crocifisso dimostra è in corso in Europa una preoccupante offensiva del relativismo etico e di un certo laicismo intollerante che nulla ha a che fare con la vera laicità. Un'offensiva figlia anche di quell'immaturità che l'Europa dimostra quando decise di omettere ogni riferimento alle comuni radici giudaico-cristiane nei lavori della Convenzione Europea, nonostante gli sforzi in tal senso compiuti da Gianfranco Fini. Ebbene di fronte a questi segnali sempre più evidenti, tutti noi dobbiamo reagire, consapevoli che difendere le nostre radici vuol dire difendere la nostra cultura occidentale, i diritti civili e grado di libertà di cui godiamo. Risuonano in questo senso chiarissime le parole che pronunciò uno dei grandi padri dell'Europa moderna, Robert Schumann. «La democrazia deve la sua origine e il suo sviluppo al cristianesimo. E' nata quando l'uomo è stato chiamato a realizzare la dignità della persona nella libertà individuale, il rispetto dei diritti degli altri e l'amore verso il prossimo. Prima dell'annuncio cristiano tali principi non erano stati formulati, nè erano mai divenuti la base spirituale di un sistema di autorità». Negare questo presupposto vorrebbe dire costringere il nostro continente al declino e alla sua progressiva cancellazione.

L'Europa deve quindi lavorare per una grande stagione di rilancio. Quello che abbiamo vissuto dall'89 in poi è stato un ventennio ricco di rivolgimenti e di speranze. Negli anni '90 l'implosione dell'Urss e l'uniflcazione della Germania hanno mutato la nostra carta geopolitica. Sono cadute le frontiere. E' arrivata la moneta unica. E' cambiato il nostro modo di confrontarci con la libertà e la percezione stessa della storia. Ma gli europei non sono stati in grado di cogliere questa finestra di opportunità per creare un'Europa politica e strategica, sfruttando il vuoto determinato dal collasso dell'ordine bipolare.

Oggi non c'è più quell'entusiasmo, quel senso di prospettiva, quella sensazione che tutto fosse davvero possibile che noi tutti respirammo nei giorni della caduta del Muro. Inoltre se la prima fase dell'Unione venne guidata dall'aspirazione alla pace e la seconda fase propulsiva venne alimentata dall'idea della riunificazione dell'Europa, a partire dalla caduta del Muro, oggi non c'è una idea-forza, una missione unificante, un sogno. Resta soltanto la passione e il desiderio di immaginare un futuro migliore, ricercando una unità nuova e feconda in cui il pensiero non sia solo mercantile ma anche civile. Qual è, dunque, la speranza che oggi può dare l'Unione Europea? La risposta e il monito più sensato è quello che arriva da Gianfranco Fini. «Riconoscere un'identità all'Europa - e lo dico da laico - significa avere ben chiaro che, se c'è un luogo che può far sentire figli della medesima storia e comunità culturale un pescatore dell'Algarve e un contadino lituano, quel luogo è la cattedrale. L'immagine di un'Europa delle cattedrali, e quindi il riconoscimento di un'identità religiosa nella tradizione ebraica e cristiana, è la fotografia di un dato storico, non è una scelta di campo. Credo che questo lavoro di tipo culturale, se si vuole oggi rilanciare un mito europeo, debba necessariamente essere ripreso».

E' questa la vera sfida che, oggi più che mai, si staglia di fronte a noi. Una sfida della cui responsabiità tutti dobbiamo farci carico.

Questo editoriale è stato pubblicato su "Libero" l'8 novembre 2009

  1. giuseppe · 09-11-2009 16:49:16

    ... voglio un europa senza più muri….

  2. Lidia Pirruccio · 09-11-2009 18:16:54

    Esimio Ministro Ronchi, non so se LEi leggerà mai questa mio commento, comunque mi sento in dovere di segnalarLE che secondo il mio modesto parere, l’Europa viene percepita come un organismo “politico” molto lontano dai cittadini, sopratutto italiani, prova ne è che qualora volessero informarsi sulle direttive, oppure sui finanziamenti, oppure sulla giustizia, o lo sviluppo, eccetera, non sono messi in condizione di poterlo fare perchè non ci sono documenti in italiano, o pochissimi ma se si vuole approfondire il link di riferimento è in tutte le lingue….tranne che in italiano.
    Non crede che questo possa limitare gli accessi e, di conseguenza, favorire solo alcuni?
    La ringrazio se ha avuto il tempo e la pazienza di leggermi, mi farebbe piacere ricevere un Suo commento, comunque La ringrazio per l’opportunità che mi ha dato, cordialità Lidia Pirruccio

  3. enrico · 09-11-2009 18:32:00

    purtroppo l’Europa è diventata terra di conquista….. a Roma la più grande moschea a La Mecca non credo esista una chiesa cattedrale…........loro difendono e conquistano la loro identità in ogni angolo del mondo , la nostra se la stanno mettendo sotto i piedi e, forse, i nostri figli anzichè del Crocifisso avranno appeso in aula l’immagine di bin laden e la mezza luna.
    spero che ciò non accadrà mai in barba al detto che “chi di speranza vive disperato muore”

  4. Paparusso Tommaso · 09-11-2009 21:40:26

    In Italia abbiamo tanti muri virtuali del tipo Muro di Berlino che purtroppo non riusciamo ad abbattere. Se ancora non risusciamo a fare l’Italia come si può parlare d’Europa? La triste realtà che vede il popolo italiano sempre in contrasto tra di loro è davvero disarmante. Un Italia forte in Europa con i suoi valori, come può esistere come nazione, quando si presenta con i propri parlamentari in contrasto politico anche in una sede dove dovrebbero lasciare da parte qualsiasi conflittualità. Invece sembra proprio il parlamento europeo il posto ideale per dimostrare la nostra separazione nazionale. Altro che muri. Strano ma vero nella nostra Italia è proprio la politica che ci divide come popolo. L’Europa per noi è una chimera ed assistiamo soltanto come spettatori agli eventi che la riguardano. L’appello che si può rivolgere ai politici “ Aiutateci ad essere italiani ed uniti” . Scusateci se chiediamo troppo – Il Muro di Berlino grosso monito mondiale per tutti i popoli di come possono essere oppressi con la forza, maggiormente traditi da una sana ed onesta politica nazionale in cui inizialmente hanno creduto.

  5. Valerio Maione · 10-11-2009 04:23:54

    L’identita’ europea e’ il risultato di una storia mondiale eurocentrica, oggi che il mondo gira attorno ad un asse asiatico, con partenariati che rischiano di tagliar fuori il vecchio continente dai macrosistemi economici che contano, e’ ancor piu’ importante rafforzare il nucleo identitario comune degli europei. La nuova stagione dell’ Unione Europea, alla luce dei contributi che apportera’ il Trattato di Lisbona, deve partire da tale punto di forza. Inoltre il continente non deve dimenticare la sua storia e l’UE dovrebbe esaltare e servirsi del Consiglio d’ Europa, rappresentativo di quell’Europa dei 47 e cogarante dell’equilibrio regionale dal dopoguerra a i giorni nostri passando per il crocevia del 1989-1991. Un giovane consapevole della storia del suo paese paese e del suo continente non puo’ non aderire al lucido pensiero del presidente Fini cosi’ laicamente espresso.

  6. Barbara Santicioli · 10-11-2009 10:23:30

    Sono pienamente d’accordo e molto arrabbiata per quanto è stato deciso a livello comunitario. Non vedo perchè dobbiamo seguire i paesi del nord europa nella loro laicità... che non fa parte delle nostre tradizioni e della nostra storia. Fate qualcosa … lo chiedo con il cuore

  7. Luigina · 10-11-2009 19:09:36

    non sono d’accordo con la Sig. lLidia Perruccio, forse non sa che il ns. esimio Ministro Andrea Ronchi si è dato da fare per introdurre anche la lingua italiana nel Parlamento Europeo e grazie al Ministro l’Italia gode di ottime considerazioni nell’Europa Unita. Saluti a tutti

  8. Monica Didò · 11-11-2009 14:25:51

    E’ importante sottolioneare ancora che la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo non è un’istituzione dell’Unione europea! Pertanto parlare e scrivere di Europa, in maniera generica, oppure di UE, tacciandola di ostilità ad una religione nn lo considero corretto.Lo dico perchè leggendo i diversi articoli apparsi in questi giorni diventa facile fraintendere il ruolo delle Istituzioni dell’Ue, la Convenzione… con la sentenza sul crocefisso. L’EU, lo penso sempre,siamo tutti noi..E’ vero, la comunicazione sull’EU è difficile, spesso sono gli stessi Governi ad attribuirle colpe e demeriti magari per superare problematiche interne..certo anche i media ci mettono del proprio.. nn tutti conoscono bene il funzionamento e le istituzioni UE.. ma soprattutto tutto viene trasformato in comunicazione politica…di parte!!!! Quanto è difficile trovare la notizia vera senza commento.ma questo è ancora un’altra cosa!!! Ritornando all’Europa grazie a grandi leader (che oggi mancano), l’EU, pur con mille difficoltà burocratiche, le tante pressioni per la tutela di interessi nazionali, culturali, provinciali, imprenditoriali ecc.. .. ha fatto passi avanti.. !..e quindi anche l’Italia!Tutti sappiamo quanto è ancora indietro il ns Paese in molti settori ..ed io penso che meno male che l’Europa c‘è !!! NN ritengo la sentenza sul crocefisso un attacco alla nostra religione.. ho letto alcune cose, a mio parere, un po esagerate….. potrebbe anche essere una sentenza inopportuna ma.. mi chiedo, perchè nei luoghi pubblici, come lo è anche la scuola – tenendo conto che siamo una società multietnica (ma ricordiamo che anche alcuni italiani sono di religione diversa da quella cattolica/cristiana) -ci deve essere per forza il crocefisso ? Se nn c‘è fosse dimenticheremmo la nostra religione , i nostri valori, le nostre radici..? Ritengo la religione un aspetto privato.. nelle scuole deve eesere insegnata..(anche se forse sarebbe più interessante, per meglio difendersi dagli attacchi alle ns radici cristiane, l’insegnamento di tutte le religioni o la storia delle religioni…. l’ignoranza infatti nn aiuta, ma questo è un mio parere!!), i luoghi per pregare vanno tutelati..ISono per uno Stato laico e sono per la laicità a livello di UE ed a livello di organizzazioni democratiche internazionali . Allo stesso tempo sono cattolica.

  9. Fabio · 11-11-2009 19:29:47

    Il portale dell’Unione Europea è liberamente consultabile in italiano, oltre che nelle restanti lingue adottate nei 27 Stati. Io lo ritengo anche eccessivo, basterebbe educarci ad utilizzare l’inglese come lingua ufficiale, invece di coltivare ciascuno il proprio orticello. Per la questione del crocifisso, direi che la decisione della Corte di Strasburgo (che non ha nulla a che vedere con la U.E.) è... sacrosanta. La scuola in quanto ente pubblico deve essere assolutamente laica ed imparziale rispetto a qualunque simbolo o appartenenza religiosa. Non vi è alcun motivo di inserire simboli regligiosi nelle strutture pubbliche, essendovi già luoghi dediti al culto.

  10. Silvia Ceccarelli · 12-11-2009 10:11:52

    Egregio Ministro, non posso che essere in pieno accordo con quanto affermato nel suo editoriale; fin da giovanissima, forse ventenne, partecipai ad un corso-seminario a Roma sull’ Unione Europea che ovviamente non aveva le caratteristiche che ha oggi e pertanto il mio impegno ed entusiasmo per la creazione di una vera Europa forte e reale è il mio obiettivo. Ma, e come sempre c‘è un ma: non vedo lo stesso impegno ed interesse non negli altri cittadini italiani (il che può essere comprensibile!) ma nei politici stessi che usano la parola Europa spesso solo in occasione delle campagne elettorali. Se gli amministratori locali non studiano e si informano sulle opportunità europee e che cosa significa essere in Europa, come possono trasferire ai loro cittadini il senso di un impegno e di un sentimento solido per costruire una vera Europa ?
    Cordialmente Silvia Ceccarelli

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