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Israele, il diritto alla sicurezza non si discute

14 settembre 2009
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La mia recente missione a Tel Aviv, Gerusalemme e Ramallah è stata l’occasione per verificare sul campo il delicato momento che quella terra così martoriata sta oggi vivendo. I colloqui che ho avuto con il presidente Shimon Peres, con il governatore della Banca di Israele, Stanley Fischer, con il vicepremier Sylvan Shalom, con il viceministro degli Esteri, Dany Ayalon e il premier palestinese Salam Fayyad hanno lasciato in me due convinzioni.

Innanzitutto, la volontà degli israeliani di far ripartire il processo di pace. Il viceministro degli Esteri Dany Ayalon mi ha chiesto di portare un messaggio di buona volontà ai palestinesi e di dire loro con chiarezza che il governo israeliano vuole sedersi al tavolo della pace e che entrambe le parti devono fare passi concreti. E’ questo che ho chiesto all'Autorità Nazionale Palestinese nella piena consapevolezza che il governo italiano resta fedele alla soluzione "due Stati per due popoli", con uno Stato palestinese democratico, libero dai ricatti del fondamentalismo e del terrorismo.

Poi, l'Unione Europea. Ho più volte sottolineato la debolezza dell'Europa in politica estera. Un approccio eccessivamente morbido tanto rispetto alla minaccia nucleare iraniana quanto rispetto alla repressione messa in atto dal governo di Teheran dopo le elezioni di giugno. Di qui la necessità di promuovere iniziative di sensibilizzazione come quella che è stata avviata nei confronti di tutti gli europarlamentari italiani per arrivare a una mozione bipartisan di condanna nei confronti del regime di Teheran. A questo si accompagna una certa timidezza che l'Europa ha dimostrato rispetto a certi pregiudizi anti-israeliani che ancora resistono in alcuni circoli o ambienti politici. Troppo spesso alcuni critici hanno dato l'impressione di guardare Israele attraverso lenti deformate. Ebbene io sono convinto che su questo fronte l'Europa debba fare di più. Tutti devono tenere presente che non si può mettere in discussione il diritto alla sicurezza di Israele, né si possono confondere gli aggrediti con gli aggressori. Il governo italiano su questo non ha debolezze né incertezze. Per l'Italia il diritto all'esistenza dello Stato di Israele è e rimarrà sempre un principio inviolabile e un valore incontrovertibile.

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