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Pari dignità per la lingua italiana

18 agosto 2008Parole chiave: ,
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La difesa dell'italiano è una battaglia che ci vede da anni impegnati nelle istituzioni comunitarie. L'Unione Europea, infatti, ha assunto un comportamento che noi non possiamo condividere, né assecondare passivamente. Da un lato afferma la pari dignità delle lingue e la ricchezza linguistica come patrimonio e valore, tanto da richiamarlo nella Carta dei diritti fondamentali dell'Ue e nel Trattato di Lisbona. Dall'altro consolida una prassi avviata dalla Commissione europea e, introducendo la poco chiara formula di "lingue di lavoro" o "di procedura", crea di fatto una precisa gerarchia a tutto vantaggio di tre lingue: inglese, francese e tedesco.

La lettera inviata ai ministri dal presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, (e recentemente resa nota dal Corriere della Sera) ha un obiettivo preciso: contrastare questa condotta penalizzante verso la nostra lingua.

Naturalmente nessuno vuole negare che la moltiplicazione degli idiomi crei problemi pratici nella prassi quotidiana delle istituzioni europee. Da quando è stato firmato il trattato di Roma, il numero delle lingue è cresciuto dalle quattro iniziali fino alle attuali 23. I servizi linguistici dell'Unione hanno dovuto far fronte a un sempre crescente e ininterrotto flusso di traduzioni nell’ambito dell’organizzazione di migliaia di riunioni e conferenze. Detto questo il regime trilinguistico instaurato – che propone di fatto una omologazione a tre e penalizza tutta l'Europa meridionale - è inaccettabile e rischia di consolidare comportamenti discriminanti.

L’italiano, ad esempio, è scomparso dai bandi di concorso per l'accesso alla funzione pubblica europea, così come spesso vengono annunciate riduzioni del numero di traduttori in italiano. Per non parlare poi del sito dedicato al 50° anniversario dei Trattati di Roma inizialmente presentato lo scorso anno con l'esclusione dell’italiano, cioè della lingua di uno dei paesi fondatori, paese oltretutto dove quel Trattato di cui si celebrava la ricorrenza era stato firmato.

Il presidente Berlusconi, nella sua lettera, ha assunto una posizione chiara e netta e ha chiesto ai ministri e alle amministrazioni di assumere comportamenti coerenti con la strategia adottata.

Il governo ha intenzione di chiedere che non vengano adottate decisioni in sede europea in assenza di documenti in italiano e di impugnare, come già ha iniziato a fare, i provvedimenti che non abbiano rispettato il plurilinguismo. Una scelta obbligata perché non possiamo assistere inerti al mancato rispetto del principio della pari dignità della lingua italiana. Un problema che, in prospettiva, rischia di penalizzare il sistema Paese in vari ambiti, tra cui le assunzioni e le carriere all’interno delle istituzioni europee. Un pericolo concreto rispetto al quale dobbiamo vigilare avendo ben presente un obiettivo: tutelare gli interessi della nostra nazione e restituire all’Italia la giusta considerazione che le compete in sede europea.

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