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Il semestre francese: un'occasione per far cambiare passo all'Europa

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C'è un obiettivo di fondo che il semestre di presidenza francese dell'Unione Europea si propone di perseguire: intercettare le preoccupazioni e i desideri dei cittadini del Vecchio Continente, apparentemente sempre più a corto di speranze, progetti e aspettative. Per fare questo Nicolas Sarkozy punta ad aggiornare lo "schema" che l'Europa ha adottato negli ultimi anni tornando a impadronirsi di quella spinta innovatrice che, agganciata all'Utopia, ha mosso il cammino dell'istituzione europea fin dalle sue origini.

Il governo francese e quello italiano sono uniti da un comune sentire riformista. E non è un caso se due soci fondatori dell'Unione avvertono insieme, e condividono, la necessità di rivedere la struttura delle istituzioni europee, così da aggiornarle e renderle adatte ai tempi attuali. La sintonia è forte ed è fuori discussione il nostro convinto appoggio alla proposta francese di un Patto europeo per l'immigrazione e l'asilo, un passaggio che rappresenta la prova provata di un vero e proprio cambio di passo che i 27 Paesi membri dell'UE vogliono compiere rispetto al problema dell'immigrazione clandestina.

L'ultimo mese è stato segnato da avvenimenti importanti. E' arrivato il pacchetto sicurezza del governo italiano. E poi, da lì a poco, la direttiva rimpatri votata dal Parlamento europeo che pone le fondamenta per un nuovo edificio giuridico da costruire sulla legalità e la solidarietà. Un passaggio che è giusto definire storico visto che per la prima volta l'Europa si è mossa per darsi regole comuni. Da una dimensione esclusivamente nazionale e intergovernativa l'UE ha compiuto un passo concreto verso l'europeizzazione della politica dell'immigrazione. E ha fissato regole severe e simili a quelle sposate dall'Italia. Ma il lavoro è soltanto agli inizi anche se sono state poste le premesse per fare cose importanti. E il Patto che il presidente Sarkozy intende scolpire in un accordo tra i 27 Paesi comunitari al vertice UE di ottobre appare come un'altra tappa fondamentale di questo cammino.

Il percorso è tracciato. Se tutto andrà per il verso giusto l'Europa potrà lavorare per avere una politica comune da adottare con i Paesi terzi di transito degli immigrati, in uno spirito di cooperazione comunitaria, e potrà così avviare una nuova stagione improntata a una gestione matura e realistica dei flussi migratori. Senza dimenticare l'imperativo dell'"integrazione a due vie", ovvero l’integrazione in cambio dell'accettazione dei nostri valori.

Un progetto ambizioso che l'Italia si impegnerà ad appoggiare con tutte le sue forze nella ferma convinzione che la vera integrazione non può che passare da una consapevolezza forte della nostra identità. Senza buonismi o demonizzazioni ma più semplicemente attraverso una politica europea seria e coordinata fra le nazioni europee e fra i paesi dell'immigrazione.

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