Veto italiano alle regole del brevetto UE
Intervista a Il Sole 24 Ore
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Ha inviato una lettera di protesta al presidente della Commissione europea, Josè Barroso, oltre che al Commissario europeo al mercato interno, Michel Barnier. E ha preannunciato che l'Italia eserciterà il diritto di veto. Il ministro delle Politiche europee, Andrea Ronchi, continua la battaglia contro l'esclusione della lingua italiana dal brevetto europeo: «Una scelta inaccettabile, una discriminazione geografica e culturale contro l'Italia».
Ma la partita è pi ampia: non è solo sulla vicenda dei brevetti che la nostra lingua viene messa da parte: dagli appalti ai finanziamenti per le piccole e medie imprese, gli italiani che consultano la documentazione europea devono leggerla in inglese, francese o tedesco, sottolinea il ministro Ronchi.
Che lancia un'accusa: «Si sta delineando un blocco di interessi inglese, francese e tedesco. Una realtà che avvantaggia tre nazioni, a discapito dell'Italia che è tra i Paesi fondatori dell'Unione europea».
La vicenda dei brevetti, quindi, è solo la punta dell'iceberg?
È solo un aspetto, estremamente importante, della penalizzazione dell'Italia, contro la quale il Governo italiano si sta battendo. Nel sito Europa, il portale ufficiale dell'Unione europea, la pagina sulle professioni dà indicazioni in inglese, francese e tedesco. Lo stesso accade sul programma Erasmus che riguarda lo scambio tra studenti, sulle informazioni sulle gare in corso nella UE e sugli appalti. Anche i servizi dedicati all'attività e alle politiche della UE sulle sovvenzioni e i beneficiari dei finanziamenti, tutto ci che riguarda gli affari economici, informazioni importantissime per le nostre piccole e medie imprese, sono in inglese, francese e tedesco.
Dovendo fare una media?
Complessivamente, il 70% delle informazioni del portale Europa e del sito della Commissione europea non sono in italiano e non lo sono neanche l’80%, delle pagine del sito del Consiglio. Quello del Parlamento, invece, garantisce un livello più elevato di multilinguismo, visto che solo il 2O% delle pagine non sono accessibili in italiano.
Un elenco così nutrito fa pensare quindi a una vera e propria discriminazione verso il nostro Paese?
Sì, a tal punto che questo insieme di atteggiamenti sminuisce il significato fondante della democrazia partecipata che è uno dei pilastri dell'accordo di Lisbona. La battaglia che sto combattendo, insieme al ministro degli Esteri, Franco Frattini, non è un fatto di bandiera ma punta a contrastare penalizzazioni pesanti per i cittadini italiani.
Nella UE minimizzano...
La risposta che abbiamo ricevuto sui brevetti non fa altro che aumentare le nostre preoccupazioni. E ripeto, si configura una lesione dei principi di non discriminazione. La parità di trattamento, il rispetto delle diversità linguistiche sono proprie del sistema giuridico della UE. Il rispetto della diversità linguistica richiede la massima protezione.
Sui brevetti la UE sta pensando a un ripescaggio dell'italiano ma senza valore legale.
Non si risolve il problema. Con un danno forte per le piccole e medie imprese, sia per i costi che per le difficoltà d'accesso.
Anche Confindustria protesta: accetterebbe magari l'inglese, intesa come lingue universale. Funzionerebbe?
Certamente si ridurrebbero i costi. La Commissione UE stima i costi del brevetto tra 20 e 26mila euro, di cui l2mila in traduzioni. Il Governo italiano ritiene che si tratti di una stima in eccesso e che il costo sia tra7 e 8 mila euro più le tasse applicate nei singoli Paesi, che peraltro non tutti richiedono. Se i brevetti fossero tutti in inglese, si spenderebbe ancora di meno. E la dimostrazione che si sta tutelando un blocco di potere: basti pensare che il 20% dei brevetti registrati arriva dalla Germania. Ciò potrebbe voler dire che in futuro il brevetto europeo circolerà praticamente solo in tedesco, creando difficoltà alle nostre piccole imprese e penalizzando la competitività del nostro sistema imprenditoriale. Ecco perchè andremo avanti su questa vicenda: per approvare il regolamento occorre l'unanimità e l'Italia eserciterà il diritto di veto.










