Brevetto UE, lettera di Ronchi a Barnier e Barroso
Il Ministro per le Politiche Europee, Andrea Ronchi, ha inviato a Michel Barnier, Commissario europeo per il Mercato Interno e i Servizi, e - per conoscenza - a José Manuel Barroso, Presidente della Commissione europea, una lettera sulla proposta di regime linguistico per i brevetti nell'UE. Ecco il testo della lettera
| Carissimo Commissario, La proposta si limita infatti ad operare la trasposizione nel sistema dell’Unione europea di regole vigenti sulla base di un accordo multilaterale, quello di Monaco. Tale trasposizione risulta discriminatoria, lede il principio di pari dignità delle lingue dell’U.E. e crea elementi di distorsione della concorrenza, intaccando, nella quasi totalità degli Stati Membri, l’efficienza dei mercati e la competitività delle imprese, specie di quelle piccole e medie. Nel dicembre scorso era stato raggiunto un accordo per un pacchetto di provvedimenti che consentissero la creazione del brevetto dell’Unione europea. Esso prevedeva, riguardo al regime linguistico, modalità che garantissero “l’equità e la prevedibilità”, esplicitando inoltre – in linea con quanto previsto dal Trattato - che le decisioni inerenti al suddetto regime dovessero essere adottate all’unanimità. Purtroppo la proposta avanzata dalla Commissione è andata in tutt’altra direzione, e risulta per noi inaccettabile. Spiace, inoltre, dover rilevare che – secondo quanto riportato dalle Agenzie di stampa - nel replicare alle nostre perplessità sulla proposta di cui trattasi, si sarebbe lasciato intendere, da parte della Commissione ed al più alto livello, che le tre lingue previste per il brevetto siano anche le “lingue di lavoro” dell’Unione, affermazione non vera e che non trova alcun fondamento giuridico. L'Italia, condividendo l’idea esposta nel Rapporto Monti - e cioè che la mancanza di un regime brevettuale europeo costituisce un serio ostacolo al completamento del mercato interno - ritiene vadano privilegiate soluzioni che realizzino un sistema semplificato, efficiente e utile per tutte le aziende, senza discriminazioni di geografia, dimensione, legislazioni o lingua. Al riguardo, le associazioni più rappresentative sia a livello europeo che nazionale hanno già da tempo evidenziato come un regime basato sull’utilizzo della lingua maggiormente parlata – l’inglese - rappresenti l’unica opzione incontrovertibilmente in grado di determinare effetti positivi sia in termini di semplificazione che di riduzione dei costi. In tale prospettiva, l’Italia è certamente disponibile a discutere, con spirito costruttivo, e a svolgere ulteriori approfondimenti. Essi dovranno tuttavia fondarsi su analisi il più possibile oggettive e aggiornate, diversamente da quelle contenute nella valutazione di impatto che accompagna la citata proposta di regolamento, di cui l’Italia contesta la validità. L’analisi si basa infatti su dati obsoleti e spesso disomogenei, trascurando, tra l’altro, gli effetti scaturenti dall’Accordo di Londra che, ove considerati, inciderebbero anche sulle comparazioni dei costi rispetto alla situazione negli Stati Uniti. Nel ribadire la contrarietà del Governo Italiano a quanto proposto dalla Commissione, senza alcun margine di trattativa, né spazio per compromessi al ribasso, sia in sede tecnica che politica, Le confermo la nostra disponibilità a lavorare per una intesa che non potrà non tener conto delle specificità del sistema giuridico dell'Unione, nè ignorare il peso specifico che l’Italia, Paese fondatore, riveste in Europa sia dal punto di vista dei brevetti concessi che delle designazioni. |









