"Attacchi strumentali, resta un bene pubblico"
Intervista a Repubblica
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«Dietro il referendum, quello che vediamo all'opera è il blocco conservatore formato da chi non vuole cambiare niente». Per difendersi, parte all'assalto il Ministro delle Politiche Europee, Andrea Ronchi.
Sembra che la privatizzazione della natura piaccia poco.
«Lei ripete uno slogan creato dai promotori del referendum che non hanno voluto entrare nel merito della legge montando una campagna su una grande bugia: la privatizzazione».
Allora abbiamo capito male, resta tutto in mano al pubblico?
«L'acqua è, e resta, un bene pubblico. La gestione va ai privati. Ma lo sa che il 37 per cento dell'acqua potabile viene perso mentre in Germania questo spreco si ferma al 6 per cento? Sono due miliardi e mezzo di euro buttati via. Per me è l'equivalente di un reato».
Tutta colpa della gestione pubblica?
«E quello il problema. Ma noi dobbiamo garantire i controlli sul prezzo e sulla qualità attraverso la costituzione di un'Authority del tutto svincolata dalla politica. Senza questo passaggio saremmo di fronte a una riforma monca».
Non sarebbe stata più sensata una legge che premiasse le società più brave nel garantire il rapporto prezzo qualità invece di quelle più private?
«La legge vuole centrare l'obiettivo principale: far saltare lo status quo in cui dominano le clientele. E il Pd ha perso un'occasione per avviare un grande dibattito sulla maniera migliore per risolvere i problemi idrici».










