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Lingue e culture alla pari in Europa

4 giugno 2010Parole chiave:
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Articolo del ministro Ronchi sul Mondo

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Gentile direttore, ho letto attentamente il suo articolo «L'inutile battaglia contro l'inglese» pubblicato nelle scorse settimane su Il Mondo. Pur rispettando la sua opinione, mi trovo in totale disaccordo con lei. Innanzitutto non mi sento di condividere il tono di sottile dileggio che utilizza per commentare la difesa della lingua italiana. Mi riferisco a quando invita «a non far finta che sia una lingua importante a livello mondiale» perché, a suo dire, «l'italiano viene parlato soltanto a casa nostra e nelle famiglie di oriundi dove i nonni emigrati sono ancora in vita». In verità sono moltissimi gli italiani che nel mondo hanno ancora il desiderio di conservare integre le loro origini, i propri valori, i legami con quella che continuano a considerare la loro cultura. Appunto, la cultura, come patrimonio e tradizione di un popolo e una lingua su cui, per le implicazioni storiche e artistiche, tanta parte del mondo accademico e non solo ha studiato. Questo è il centro del problema. Nessuno ha mai pensato di «combattere» l'inglese o sostituirlo nelle attività commerciali, diplomatiche, amministrative. Ma negare il giusto riconoscimento che la nostra lingua deve avere all'interno dell'Unione europea, significa negare anche il ruolo che l'Italia ha, in virtù del suo «peso» politico e demografico, e ha avuto nella vita e nella storia dell'Europa. Un'Europa in cui oggi, di fatto, i cittadini italiani sono discriminati, succubi di un trilinguismo che va a scapito di chi vuole affrontare i concorsi in sede comunitaria e di chi, pur conoscendo perfettamente le lingue, si trova comunque penalizzato rispetto a chi lo affronta da madrelingua. Io credo che questa, prima che politica, sia una discriminazione culturale inaccettabile. Il duro ricorso che ha presentato il governo italiano ha voluto essere una reazione proprio rispetto a questa odiosa disparità di trattamento. E se per lei è «una sterile difesa», per noi è stato un dovere morale. Una battaglia, questa sì, evidentemente non così peregrina se la Commissione europea (velocemente) ha tenuto ad assicurare che dal 2011 anche le prove di pre-selezione per i concorsi per funzionari europei non si svolgeranno più solo in inglese, francese e tedesco, ma in tutte le 23 lingue dell'Unione e che da tempo Bruxelles si sta attrezzando per ampliare la scelta delle lingue nei concorsi. Una parziale risposta che ovviamente non ci basta. Perché ciò che vogliamo, e da subito, è il riconoscimento della pari dignità dell'italiano nel contesto europeo. Mi permetta di chiudere in accordo con lei: la conoscenza, come lo scambio e l'incontro tra culture diverse, è uno strumento fondamentale per abbattere le frontiere, superare le divisioni, evolvere come uomini. Sacrosanto quindi l'auspicio che tutti i giovani italiani, sin da piccoli, possano sempre di più avere l'opportunità di studiare le lingue e di potersi aprire al mondo. E' questo il modo migliore per cogliere al meglio tutte le opportunità che incontreranno nella vita. Consapevoli del patrimonio che a loro volta porteranno in dote. La lingua e la cultura italiana.
Andrea Ronchi
Ministro per le Politiche europee

Dipartimento Politiche Europee

Presidenza del Consiglio dei Ministri

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