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Nessuno vigilerà sull'operato dei gestori dei servizi idrici e sulle tariffe applicate

1 giugno 2010Parole chiave:
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Falso

 

 

 

L'ordinamento vigente già prevede molteplici modalità di controllo sulla gestione delle risorse idriche, affidate a soggetti pubblici sia centrali (Ministero dell’ambiente attraverso la Commissione nazionale di vigilanza sulle risorse idriche CO.N.VI.R.I.) sia territoriali (Regioni ed ATO).

La CO.N.VI.RI regola il sistema tariffario, definisce i livelli minimi di qualità del servizio, controlla le modalità di erogazione dei servizi e tutela e garantisce i diritti degli utenti.

Le Regioni hanno competenza legislativa in materia di organizzazione dei servizi e le Autorità di Ambito regolano i rapporti con i gestori mediante contratti di servizio ed esercitano il controllo sull’attività del gestore intervenendo anche in via sostitutiva (art. 151 Cod. Amb.).

Numerose regioni (vedi, ad esempio, la regione Lazio) hanno inoltre istituito anche una specifica Autorità regionale di controllo sulla gestione delle risorse idriche. Il sistema di vigilanza è comunque oggetto di una rivisitazione (vedi recente D.L. sugli enti locali) che porterà alla riconduzione delle competenze degli ATO, in via di soppressione, ad altri soggetti pubblici, che saranno individuati dalle singole regioni con proprie leggi.

Da più parti si sostiene l’esigenza di costituire anche per il settore idrico un’apposita Autorità di vigilanza e garanzia, sul modello dell’Autorità per l’energia elettrica ed il gas. Un tema, questo, al centro del dibattito politico-parlamentare, con l’obiettivo non di creare i meccanismi di vigilanza che sono già esistenti, bensì di rendere sempre più efficiente il sistema di regolazione del settore nell’interesse dei cittadini utenti. Proprio per questo stiamo puntando con forza sulla creazione di una Authority indipendente che non risponda a logiche politiche o lobbystiche ma al contrario vigili sull’intero processo e possa prevenire e sanzionare le eventuali distorsioni.

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