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Le tariffe aumenteranno in modo indiscriminato

1 giugno 2010Parole chiave:
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Falso

 

 

 

Negli ultimi anni le tariffe dell’acqua sono aumentate in modo notevole e costante, quindi già prima della nascita del decreto Ronchi (che, tra l’altro, non ha ancora dispiegato i suoi effetti). Dal 2000 al 2009 le tariffe sono cresciute del 47%.[1] Aumenti giustificati con promesse di investimenti che però sono stati fatti solo in misura ridotta e comunque del tutto insufficiente. Per inciso, su 114 società attive negli ATO, solo 7 sono private. Ergo: la presenza del pubblico è del tutto preponderante. Nonostante ciò le tariffe sono rimaste tutt’altro che ferme.

Le tariffe in Italia sono tuttora molto basse al confronto di quelle degli altri paesi europei, ma questo è dovuto al fatto che gli enti gestori, prevalentemente pubblici, hanno fatto pochi investimenti (circa la metà di quelli preventivati), che sono invece assolutamente necessari.

Solo in questo modo, infatti, è possibile tutelare la risorsa idrica, come l’Europa chiede. La direttiva 2000/60, recepita in Italia con il decreto legislativo 152/2006, ruota attorno al principio della trasparenza dei costi del servizio (tariffa), in modo che:

  • ognuno paghi per quello che consuma;
  • il danno ambientale causato da cattivo o eccessivo uso dell’acqua sia pagato da chi lo causa e non dalla collettività.

 

La tutela ambientale assume importanza particolare in Italia, paese considerato in condizioni di “stress idrico”. [2]

La liberalizzazione spinge gli operatori verso una sempre maggior efficienza (come è avvenuto in altri mercati) e questo consentirà di abbassare i costi complessivi del servizio.

L’aumento del costo per l’utente è solo apparente: oggi, infatti, il costo del servizio è visibile e trasparente solo per quella parte che compare nella tariffa, mentre c’è una larga parte di  costo “oscuro”, pagata mediante la fiscalità generale, che grava sulla collettività a prescindere dall’effettivo livello dei consumi.

Con la liberalizzazione, quindi, poiché ognuno pagherà, con la tariffa, per quello che consuma, ci sarà una forte spinta al risparmio della risorsa idrica.

Inoltre nel medio periodo:

  • le tariffe si abbasseranno;
  • il servizio migliorerà;
  • la dispersione di acqua negli acquedotti diminuirà.

 

Il livello di investimenti promesso dai partecipanti alle gare è una delle variabili di cui i bandi tengono maggiormente conto per l’assegnazione del servizio.

In conclusione, quindi, anche qualora le tariffe dovessero aumentare nel breve periodo, il costo reale del servizio per i cittadini diminuirà e ciascuno pagherà in proporzione al proprio consumo, con un forte incentivo al risparmio della risorsa idrica.

La tariffa, quindi, oltre ad essere più equa e trasparente, diminuirà nel tempo.



Note 

[1] Secondo una indagine svolta su un campione di bacini di utenza di più di 200.000 abitanti, su tale campione, l’aumento delle tariffe è stato del 63%.

[2] Secondo l’Agenzia europea dell’Ambiente, l’Italia, preleva il 25% di tutte le risorse idriche disponibili e rientra fra i nove paesi in condizioni di “stress idrico”: Belgio, Bulgaria, Cipro, Germania, Malta, Macedonia, Spagna e Regno Unito (Segnali ambientali 2009, pag. 12). Secondo Eureau, invece tale prelievo (indice di sfruttamento) è il 55%.

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