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"Vedo favori alla Lega, ora serve collegialità"

27 maggio 2010Parole chiave:
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Intervista del Riformista al ministro Ronchi

 

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«Una manovra di questo tipo doveva essere fatta. Napolitano non a caso l'ha definita necessaria», dice Andea Ronchi. Ma il Ministro delle Politiche Europee, intervistato dal Riformista, aggiunge: «Devo essere sincero. Alcune cose che non mi tornano. Diceva Andreotti, a pensar male si fa peccato, ma... ».
Ma spesso si indovina.
Appunto. Prendiamo ad esempio l'abolizione delle province. Sinceramente non capisco perché, dal taglio, siamo rimaste fuori quelle di confine. Che senso ha una scelta del genere?
Secondo lei?
Volendo peccare, nell'accezione andreottiana del verbo, credo che questo sia stato un favore alla Lega. Su questo punto, anziché prendere questa decisione incomprensibile, si poteva essere più incisivi. Abolendo, ad esempio, tutte le provincie a eccezione, ovviamente, delle aree metropolitane.
Mi pare che, secondo lei, non sia questo l'unico punto incomprensibile della manovra.
No. A mio avviso, si poteva dare un colpo di scure a tanti enti inutili e alle tanto deprecate comunità montane. Stiamo parlando di cose che diciamo in campagna elettorale ma che poi non facciamo mai. Questa era l'occasione giusta: avremmo dato un grande segnale etico al paese.
La lotta all'evasione, quella c'è.
È una svolta importantissima. Proprio per questo dovremo costantemente verificare l'effettiva incidenza di queste misure. Basta seguire l'esempio di Maroni, che ogni tre mesi stila un report sullo stato della lotta alla criminalità. Spero che il ministero dell'Economia faccia come il Viminale: un bel monitoraggio tnmestrale sugli evasori stanati.
Il governo si è mosso chiedendo «sacrifici». E proprio sicuro, ministro, che alla fine si sacrificheranno davvero tutti?
Prenda la fiscalità di vantaggio, uno strumento da anni atteso che, sono certo, anche l'Europa saprà apprezzare. Oppure l'articolo 33 del decreto, un altro per il quale molti di noi si sono battuti: lì trovera gli interventi sulle stock option dei supermanager privati.
Forse è troppo poco. Almeno per la Cgil, visto che Epifani proporrà al suo sindacato lo sciopero generale.
Questa manovra ha una grande valenza: apre una nuova fase nei rapporti tra governo, sindacati riformisti e imprese. La dichiarazione di Epifani è la prova vivente del massimalismo che ancora contagia una parte dell'opposizione.
Anche i partiti dell'opposizione, tolto l'attendismo dell'Udc, si preparano a votare contro.
Noi siamo stati i primi, come dimostrano le parole del presidente della Camera Fini, a insistere sulla necessità di un'ampia convergenza. Purtroppo mi sembra che il centrosinistra, in questo momento, sia allo sbando. Lo ripeto: per contrastare la speculazione internazionale e salvaguardare l'euro, questa manovra era necessaria. E «necessaria» è stato l'aggettivo che ha usato il capo dello Stato, che ancora una volta ha dimostrato di essere un grande punto di riferimento per tutti noi.
Vero. Però il ritornello sulla maggioranza rimane sempre lo stesso: «Alla fine comanda Tremonti».
Nel governo non c'è un dittatore che comanda e gli altri che stanno a guardare. Il presidente della Camera ha sempre insistito sul concetto della collegialità nelle scelte perché così si aumenta la coesione nella maggioranza rafforzando, di conseguenza, sia l'azione del governo e che il partito.
Vista la manovra, vi ritenete soddisfatti?
Diciamo che questo è solo l'inizio e che il decreto rappresentava l'unica risposta possibile per salvare l'euro. Per il resto, la condivisione sui temi di politica-economica deve essere sempre maggiore.
Sia sincero, ministro, è arrivata oppure no l'ora del «disgelo»?
Qui non si tratta né di «disgeli» né di «gelate». Si deve capire una buona volta che il desiderio politico del presidente Fini è rafforzare sia il partito che il governo, nel rispetto di tutti. E questo a dispetto di coloro che in questi mesi hanno letto le posizioni di Fini attraverso la lente distorta del pregiudizio e della strumentalità. Ricordo anche a me stesso che il presidente della Camera è il co-fondatore del Popolo della libertà. E aggiungo anche che, molto spesso, gli «ambasciatori» di una parte e dell'altra complicano soltanto la situazione. Come dire, se Silvio e Gianfranco si parlano a quattr'occhi è sempre meglio.
Tommaso Labate

Dipartimento Politiche Europee

Presidenza del Consiglio dei Ministri

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