Il peso delle parole
Comunità europea o Unione? Codecisione o procedura legislativa ordinaria? Il Trattato di Lisbona introduce molte novità, sul piano istituzionale e giuridico, che entreranno nella vita quotidiana dei cittadini dell'Unione Europea.
La IX Giornata della "Rete per l'eccellenza dell'italiano istituzionale", organizzata a Bruxelles il 26 aprile 2010 dalla DG Traduzione, ha analizzato le innovazioni - giuridiche e linguistiche - presenti nel Trattato, la scelta di alcuni termini specialistici, la comunicazione dei nuovi contenuti al largo pubblico da parte di media e istituzioni.
I lavori (disponibili in videostreaming sul sito della REI) sono stati introdotti dai saluti di Gurli Hauschildt, Direttrice della DG Traduzione-C, Elisabeth Laderchi, Capo Unità della DG Interpretazione e Gino Vesentini, Capo Dipartimento di lingua italiana della DG Traduzione.
Nella prima sessione, il Capo del Dipartimento per le Politiche Comunitarie Roberto Adam - per otto anni Consigliere giuridico della Rappresentanza permanente d'Italia presso l'UE, nonché membro del Gruppo di Giuristi incaricato della revisione tecnico-giuridica del Trattato che adotta una Costituzione per l'Europa e del Trattato di Lisbona - ha illustrato i cambiamenti istituzionali più rilevanti introdotti dal nuovo Trattato.
In primo luogo, una semplificazione del sistema: i due trattati consolidati oggi vigenti - Trattato sull’Unione Europea (TUE) e Trattato sul funzionamento dell'Unione Europea (TFUE) - definiscono un'Unione Europea unica, un solo complesso giuridico. La "Comunità europea" non esiste più e viene superata la struttura dell’Unione fondata su tre "pilastri" (Comunità europee, politica estera e di sicurezza comune e cooperazione giudiziaria in materia penale e di polizia) prevista dal Trattato di Maastricht del 1992.
Tra le altre novità: 1) Il Consiglio europeo diventa un'istituzione europea a pieno titolo, con un presidente eletto e non più a rotazione. Acquista funzioni più ampie e cambia la sua composizione, poiché riunisce i capi di Stato e di Governo ma non più i ministri degli esteri degli Stati membri, come avveniva in passato. 2) I Parlamenti nazionali acquistano un ruolo maggiore nel circuito decisionale dell'Unione Europea, sono chiamati a giudicare dell'applicazione del principio di sussidiarietà attraverso "pareri motivati" in grado anche di bloccare l'iter legislativo, fino alla non adozione dell'atto. 3) E' prevista la nomina di un Alto Rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, nominato dal Consiglio europeo. E' una figura nuova, che riunisce le competenze prima attribuite all'Alto Rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune e al membro della Commissione europea responsabile per le Relazioni Esterne (c.d. "doppio cappello"): il suo ruolo nella nuova architettura dell'UE è centrale, specie se si considera che verrà assistito da un Servizio europeo per l’azione esterna, alle sue dipendenze, che conterà su una rete di delegazioni presenti in tutti gli Stati membri. 4) Aumentano gli ambiti in cui il Consiglio vota a maggioranza qualificata, e cambia il metodo di calcolo di quest'ultima: dal 1 novembre 2014 non si baserà più sui voti ponderati attribuiti a ciascuno Stato membro, ma sul sistema della cosiddetta "doppia maggioranza": 55 per cento del numero di Stati membri, con un minimo di 15 Paesi rappresentativi del 65 per cento della popolazione dell'Unione. In questo modo si è inteso dare più peso ai cittadini, oltre che agli Stati.
Manuela Guggeis, giurista linguista del Consiglio dell'UE, ha descritto le novità intervenute riguardo agli atti giuridici dell'UE, che sono cinque: tre di portata obbligatoria (regolamento, direttiva, decisione) e due non vincolanti (parere e raccomandazione). Scompaiono quindi la "legge europea" o la "legge quadro europeo", denominazioni con forte valenza simbolica previste nel Trattato costituzionale, e si torna alle origini. Si distingue inoltre tra "atti legislativi", adottati secondo una procedura legislativa (ordinaria o speciale), e "atti non legislativi", che costituiscono una categoria residuale. La c.d. “procedura di codecisione” del Trattato di Maastricht diventa la procedura legislativa ordinaria per l’adozione degli atti dell’Unione. Anche qui le parole hanno un peso: Parlamento e Consiglio deliberano insieme, su base paritaria (codecisione) e tale procedura diviene la regola, è "ordinaria".
La morte di un aggettivo ("comunitario") è stato il tema centrale dell'intervento di Elisa Ranucci, della DGT della Commissione europea. Scomparsa dai trattati - come si è visto - la "Comunità europea", è necessario sostituire "comunitario" con un nuovo aggettivo. Quale? Molto frequente risulta l'espressione "dell'Unione Europea", ma anche il termine "europeo". Alcune ipotesi fantasiose, in merito alla creazione di un aggettivo "ex novo", sono state avanzate dai traduttori spagnoli: unionario, unionale, unionario? "Eurounitario" conta già sette occorrenze sulla rete. Un'altra domanda riguarda il destino del termine "Unione": riuscirà ad affermarsi anche senza l'aggettivo "europea"?
La relazione di Marina Romanò, del Dipartimento di Lingue - Fondazione Scuole Civiche di Milano, ha affrontato il "processo graduale e programmatico della Politica europea di sicurezza e difesa comune da Maastricht a Lisbona: innovazioni e considerazioni di carattere concettuale e terminologico", a partire dalla distinzione fra peace-making, peace-keeping, peace-enforcement, ecc. Una delle novità più rilevanti del nuovo Trattato è l'introduzione di una clausola di di difesa reciproca fra tutti gli Stati membri dell'UE.
Anna Simonati, del Gruppo Transjus - Università di Trento, si è soffermata sui diritti umani "sanciti" (art. 6 del TUE) nella Carta dei diritti fondamentali dell'UE, avente oggi lo stesso valore giuridico dei Trattati. Interessante, e per certi versi opinabile, la scelta del traduttore italiano di utilizzare "sanciti" laddove in altre lingue sono stati adottati termini con una valenza più debole, come "set out" in inglese o "énoncés" in francese.
Nalla sessione pomeridiana moderata da Pier Virgilio Dastoli si è affrontato il tema della comunicazione del Trattato di Lisbona ai cittadini.
Il giornalista Giampiero Gramaglia, nella sua relazione "Tra precisione e sintesi: per una comunicazione efficace del Trattato di Lisbona", ha posto il problema della storica scarsa "comunicabilità" dell'UE e delle sue istituzioni, che usano spesso un linguaggio da "addetti ai lavori" difficilmente comprensibile dal grande pubblico. Gli operatori dell'informazione hanno l'imperativo della sintesi non possono permettersi di occupare due righe per definire la carica di Lady Ashton, Alto Rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune (perché non "ministro degli esteri"?). Il nuovo Servizio europeo per l’azione esterna ha un acronimo difficile da memorizzare, anche in inglese (perché non "servizio esteri" o "diplomazia europea"?), mentre nella comunicazione le sigle sono importanti. Ma evidentemente coloro che hanno concepito la nuova nomenclatura non hanno tenuto conto di questi aspetti.
Tiziana Antonelli, dell'Ufficio per la cittadinanza europea del Dipartimento per le politiche comunitarie, ha raccontato la campagna di informazione multimediale promossa dal Dipartimento per far conoscere le novità introdotte dal Trattato di Lisbona. Diversi i prodotti realizzati, molti dei quali disponibili sul sito del Dipartimento: uno spot tv, un opuscolo divulgativo destinato al grande pubblico, un documento rivolto agli "operatori del diritto" della PA, un'edizione cartacea dei Trattati consolidati e infine il kit Europa = Noi, percorso informativo per i giovanissimi sull'Unione Europea in generale.
Inoltre il Dipartimento realizzerà, nel quadro del "partenariato di gestione" 2010 (cioè in collaborazione con la Rappresentanza in Italia della Commissione europea, l'Ufficio d'informazione per l'Italia del Parlamento europeo e il Ministero degli Affari Esteri) una serie di specifiche iniziative sulla nuova dimensione esterna dell'UE, alla luce dei profondi cambiamenti introdotti dal Trattato in questo campo (es. Alto Rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Servizio europeo per l’azione esterna).
I lavori della giornata sono stati conclusi da Michele Cortelazzo, dell'Università degli studi di Padova, che ha riproposto il "Manifesto per un italiano istituzionale di qualità" già presentato e discusso nel Forum del REI. Il testo emendato è stato approvato dall'assemblea, insieme ad una lieve ma sostanziale modifica - definita da Cortellazzo una "precisazione" - nel nome della REI: non più "Rete di eccellenza dell'italiano istuzionale" ma "Rete per l'eccellenza dell'italiano istuzionale". Come a dire: eccellente è - o si vuole che sia - la nostra lingua, non già la rete dei reisti.
Prossimo appuntamento: la X Giornata REI, prevista per il prossimo autunno in Italia.
Per saperne di più:
Sito della REI, dove è disponibile in videostreaming la registrazione dei lavori
Programma della IX Giornata REI [.pdf - 4,00 Kbyte]
Manifesto per un italiano istituzionale di qualità [.pdf - 4,00 Kbyte]















