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"L'acqua resta un bene pubblico"

1 aprile 2010Parole chiave: ,
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Intervista al Messaggero

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«L'acqua è e resta un bene pubblico. Ma la gestione del servizio idrico, così come quell di altri servizi locali, deve essere aperta al mercato, con gare trasparenti a cui tutti, privati e aziende pubbliche, possauo partecipare. Per avere tariffe più basse e una qualità migliore. Chi afferma il contrario fa solo demagogia e dice bugie». Andrea Ronchi, ministro per le Politiche europee, non ci sta a passare per chi vuole svendere l'acqua ai privati. E va all'attacco proprio nel giorno in cui sono stati consegnati alla Corte di Cassazione i quesiti referendari per l'abrogazione del decreto Ronchi promossi dal comitato Referendum Acqua Pubblica.

Ministro, volete vendere l'oro blu ai privati, come sostengono i presentatori dei quesiti referendari?
«Questa è una grande menzogna di quella parte della sinistra che non vuole la liberalizzazione del mercato. E che smentisce se stessa, dando un messaggio falso e fuorviante. L'acqua, l'oro blu come lo chiama lei, è e rimane un bene pubblico. Questo deve essere chiaro a tutti. Il principio non si tocca. Non è mai stato in discussione»

Ma non c'è il rischio di una privatizzazione selvaggia con la liberalizzazione e l'arrivo delle gare per un settore così strategico com'è quello dell'acqua? «No. Le norme sui servizi pubblici locali, che aprono il mercato e danno trasparenza, sono necessarie perchè attuano , tra l'altro, precisi obblighi comunitari e una sentenza della Corte di giustizia europea. Con questa riforma si introduce in questo settore il meccanismo che rispecchia un giusto principio di trasparenzà e concorrenza».

Perchè i cittadini dovrebbero sentirsi più tutelati da questoapparato normativo?
«Perchè l'acqua, lo ripeto, resta un bene pubblico, di tutti, solo che le gare per la gestione, come avviene in tutti i Paesi, saranno aperte. Sia ad aziende pubbliche che a quelle private. E questo vale per tutti i servizi pubblici locali. Gare trasparenti che dovranno dare ai cittadini il servizio e la tariffa migliore. E far scomparire i carrozzoni di regime».

Ma oggi ci sono solo i cosiddetti affidainenti in house?
«Oggi gli affidamenti sono poco trasparenti e spesso chi gestisce non ha a cuore gli interessi della comunità e gestisce molto male il servizio»

Chi ci assicura che con l'apertura del mercato le cose potranno andare meglio?
«Attualmente c'è una dispersione del sistema idrico pari a circa, il 30%, con un costo a carico dei cittadini di 2,5 miliardi di euro. Una cifra enorme, sufficiente a compensare il taglio dell'Ici sulla prima casa. Ritengo che l'interesse prioritario sia quello di evitare una spreco così rilevante di risorse, riducendo i costi per gli utenti, legati proprio alla scarsa qualità del servizio»

Torniamo al punto: le tariffe sono più basse dove il mercato è stato liberalizzato?
«In Francia, ad esempio, le tariffe con la concorrenza e l'apertura del mercato sono diminuite. E la dispersione del sistema idrico è molto ridotta».

Di fatto però chi contesta la legge che porta il suo nome, sottolinea che si vogliono far fuori le mnuicipalizzate...
«Non è così. Non vogliamo buttare fuori nessuno dal sistema. La legge prevede solo che vi siano delle gare trasparenti, aperte a tutti. Quindi anche alle municipalizzate».

Da sinistra anche Franco Bassanini e Franco Debenedetti hanno appoggiato il provvedimento...
«Le liberalizzazioni non hanno colore politico. E poi proprio la sinistra in passato le ha appoggiate. Faccio riferimento a un provvedimento analogo, presentato dalla senatrice Adriana Vigneri del Pd, e approvato al Senato, che andava proprio in questa direzione. E che saltò all'ultimo minuto per contrasti interni alla coalizione di centro sinistra. Noi all'epoca votammo a favore. Oggi si vuole tornare al passato, con i servizi pubblici locali gestiti solo ed esclusivamente dalle aziende municipalizzate. Una linea in contrasto anche con il codice ambientale targato Prodi».

Umberto Mancini

Dipartimento Politiche Europee

Presidenza del Consiglio dei Ministri

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