"L'acqua resta un bene pubblico"
Intervista al Messaggero
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«L'acqua è e resta un bene pubblico. Ma la gestione del servizio idrico, così come quell di altri servizi locali, deve essere aperta al mercato, con gare trasparenti a cui tutti, privati e aziende pubbliche, possauo partecipare. Per avere tariffe più basse e una qualità migliore. Chi afferma il contrario fa solo demagogia e dice bugie». Andrea Ronchi, ministro per le Politiche europee, non ci sta a passare per chi vuole svendere l'acqua ai privati. E va all'attacco proprio nel giorno in cui sono stati consegnati alla Corte di Cassazione i quesiti referendari per l'abrogazione del decreto Ronchi promossi dal comitato Referendum Acqua Pubblica.
Ministro, volete vendere l'oro blu ai privati, come sostengono i presentatori dei quesiti referendari?
«Questa è una grande menzogna di quella parte della sinistra che non vuole la liberalizzazione del mercato. E che smentisce se stessa, dando un messaggio falso e fuorviante. L'acqua, l'oro blu come lo chiama lei, è e rimane un bene pubblico. Questo deve essere chiaro a tutti. Il principio non si tocca. Non è mai stato in discussione»
Ma non c'è il rischio di una privatizzazione selvaggia con la liberalizzazione e l'arrivo delle gare per un settore così strategico com'è quello dell'acqua? «No. Le norme sui servizi pubblici locali, che aprono il mercato e danno trasparenza, sono necessarie perchè attuano , tra l'altro, precisi obblighi comunitari e una sentenza della Corte di giustizia europea. Con questa riforma si introduce in questo settore il meccanismo che rispecchia un giusto principio di trasparenzà e concorrenza».
Perchè i cittadini dovrebbero sentirsi più tutelati da questoapparato normativo?
«Perchè l'acqua, lo ripeto, resta un bene pubblico, di tutti, solo che le gare per la gestione, come avviene in tutti i Paesi, saranno aperte. Sia ad aziende pubbliche che a quelle private. E questo vale per tutti i servizi pubblici locali. Gare trasparenti che dovranno dare ai cittadini il servizio e la tariffa migliore. E far scomparire i carrozzoni di regime».
Ma oggi ci sono solo i cosiddetti affidainenti in house?
«Oggi gli affidamenti sono poco trasparenti e spesso chi gestisce non ha a cuore gli interessi della comunità e gestisce molto male il servizio»
Chi ci assicura che con l'apertura del mercato le cose potranno andare meglio?
«Attualmente c'è una dispersione del sistema idrico pari a circa, il 30%, con un costo a carico dei cittadini di 2,5 miliardi di euro. Una cifra enorme, sufficiente a compensare il taglio dell'Ici sulla prima casa. Ritengo che l'interesse prioritario sia quello di evitare una spreco così rilevante di risorse, riducendo i costi per gli utenti, legati proprio alla scarsa qualità del servizio»
Torniamo al punto: le tariffe sono più basse dove il mercato è stato liberalizzato?
«In Francia, ad esempio, le tariffe con la concorrenza e l'apertura del mercato sono diminuite. E la dispersione del sistema idrico è molto ridotta».
Di fatto però chi contesta la legge che porta il suo nome, sottolinea che si vogliono far fuori le mnuicipalizzate...
«Non è così. Non vogliamo buttare fuori nessuno dal sistema. La legge prevede solo che vi siano delle gare trasparenti, aperte a tutti. Quindi anche alle municipalizzate».
Da sinistra anche Franco Bassanini e Franco Debenedetti hanno appoggiato il provvedimento...
«Le liberalizzazioni non hanno colore politico. E poi proprio la sinistra in passato le ha appoggiate. Faccio riferimento a un provvedimento analogo, presentato dalla senatrice Adriana Vigneri del Pd, e approvato al Senato, che andava proprio in questa direzione. E che saltò all'ultimo minuto per contrasti interni alla coalizione di centro sinistra. Noi all'epoca votammo a favore. Oggi si vuole tornare al passato, con i servizi pubblici locali gestiti solo ed esclusivamente dalle aziende municipalizzate. Una linea in contrasto anche con il codice ambientale targato Prodi».
Umberto Mancini










