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Trattato di Lisbona e le ricadute sul nostro ordinamento

17 marzo 2010Parole chiave: ,
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Il Ministro per le Politiche Europee, Andrea Ronchi, è stato oggi ascoltato dalle Commissioni riunite Esteri e Politiche UE della Camera. Oggetto dell'audizione, il nuovo Trattato di Lisbona, entrato in vigore il 1 dicembre dello scorso anno, e le ricadute sul nostro ordinamento e sul funzionamento delle nostre istituzioni.

"Il rafforzamento del ruolo dei parlamenti nazionali con l'attribuzione ad essi di poteri di intervento nel processo decisionale europeo  - ha spiegato Ronchi - è ad esempio una di quelle importantissime novità che richiederanno un adeguamento tempestivo della legge 11/2005" che stabilisce le norme sulla partecipazione dell'Italia al processo normativo dell'UE e sulle procedure di esecuzione degli obblighi comunitari. Proprio per rispondere questa esigenza il ministro Ronchi ha annunciato la presentazione a breve di una bozza di disegno di legge preparata dal Dipartimento per le Politiche Comunitarie, che mira "ad una rivisitazione complessiva della legge 11/2005 alla luce del Trattato di Lisbona”.

Non solo. Proprio per permettere al Parlamento di svolgere un ruolo sempre maggiore, attivo e concreto in ordine agli atti comunitari relativi alla “fase ascendente” (la modalità attraverso la quale il nostro Paese partecipa al processo di formazione delle decisioni comunitarie e dell'UE), il ministro Ronchi ha voluto ricordare che verrà introdotta "una nuova procedura informativa ed informatica che consentirà il monitoraggio continuo delle varie fasi dell'atto comunitario e di conoscerne, in tempo reale, lo stato dell'arte".

Il ministro Ronchi si è poi soffermato sul nuovo Servizio Europeo per l'Azione Esterna (SEAE) che rappresenta "una delle innovazioni più  significative del Trattato di Lisbona". Il SEAE è il servizio che dovrà supportare nell'esecuzione delle sue funzioni l'Alto Rappresentante dell'UE per gli affari esteri e la politica di sicurezza.

Il Servizio lavorerà in collaborazione con i servizi diplomatici degli Stati membri e sarà composto da funzionari dei servizi competenti del Segretariato generale del Consiglio e della Commissione e da personale distaccato dai servizi diplomatici nazionali.

Entro la fine di marzo, ha sottolineato Ronchi, l'Alto rappresentante dovrebbe presentare il cosiddetto "pacchetto SEAE", che dovrà anche definire le regole per la selezione del personale. "Stiamo sostenendo con fermezza - ha precisato Ronchi - la necessità di individuare procedure di selezione trasparenti e basate sul merito. Riteniamo anche importante assicurare una presenza significativa nel Servizio di funzionari provenienti da tutte le diplomazie nazionali". Il Ministro non ha nascosto che "i negoziati hanno messo in evidenza una serie di rigidità che non potranno essere risolte se non con uno spirito deciso e allo stesso tempo costruttivo da parte di tutti gli attori coinvolti - e penso innanzitutto alla Commissione ed all’Alto Rappresentante, oltre che alle altre Istituzioni europee ed agli Stati membri".

Ronchi ha poi fatto il punto sul diritto di iniziativa popolare europea, altra novità introdotta dal Trattato di Lisbona, su cui la Commissione europea presenterà una proposta legislativa per regolamentarne l'esercizio.

Nel corso dell’audizione, il Ministro per le Politiche europee è poi voluto tornare sull'allarme suscitato in Italia e negli altri paesi europei dalla recente sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo sul Crocefisso, un tema più volte al centro dell'attenzione nelle ultime settimane.

"Il Trattato - ha spiegato Ronchi - ha introdotto una norma diretta a consentire l'adesione dell'Unione Europea alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo, di cui quella Corte costituisce l'organo giurisdizionale" e che rappresenta senz'altro "un passo significativo nella direzione di una Unione sempre più attenta ai diritti ed alle libertà fondamentali dei suoi cittadini". Sviluppi questi che devono essere valutati con grande attenzione per "preservare adeguatamente l'autonomia dell'Unione Europea e del suo sistema giurisdizionale". Infatti, conclude Ronchi, "la semplice sottoposizione del diritto dell'Unione al controllo della Corte europea dei diritti dell’uomo, quasi come se l'Unione fosse equiparabile ad uno Stato, rischia di creare più di un problema, e di minare la stessa credibilità della Corte di giustizia dell'Unione, data la possibilità di decisioni discordanti su una stessa questione da parte di questa e della Corte di Strasburgo".

Audizione del ministro Ronchi

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