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La UE si imponga sull'Iran

10 marzo 2010Parole chiave:
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Articolo del ministro Ronchi pubblicato su Il Tempo

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Caro direttore, l’Unione Europea è arrivata a un punto cruciale per la sua credibilità.
Sono mesi che assistiamo a una costante escalation della repressione in Iran, a una mortificazione dei diritti fondamentali che si sviluppa in forme sempre più aggressive e pericolose. Il governo italiano, in maniera limpida e coerente, ha anteposto il rispetto dei diritti umani agli interessi economici e si è schierato dalla parte di quei ragazzi che scendono in strada rivendicando il loro diritto al dissenso e alla libertà di espressione.

Lo stesso non si può dire per l'Europa. Finora quanto è stato fatto è assolutamente insoddisfacente. É vero, le vie della diplomazia sono lunghe e faticose ma io credo che l'Ue debba muoversi con maggiore decisione ed esercitare la propria influenza sul regime iraniano. Non esistono altre vie. soltanto attraverso una fortissima unità di intenti e attraverso un'azione diplomatica compatta si può riuscire a tenere alta la pressione su Teheran. Per questo mi aspetto che l'Alto rappresentante per la politica estera, Catherine Ashiton - oggi impegnata a presentare davanti all' Europarlamento le priorità della sua agenda - non faccia un discorso di prammatica ma battezzi davvero un nuovo corso, in linea con lo spirito del Trattato di Lisbona, Dalla sue parole misureremo se l'Europa è in grado di avere una politica estera e un ruolo di player nella politica mondiale.

Per quanto ci riguarda valuteremo la posizione di Catherine Ashton senza fare sconti. Il mio augurio è che l'Europa dimostri di saper parlare con una voce sola e assuma iniziative serie ed efficaci. Un primo segnale potrebbe essere l'inserimento dei Pasdaran, i guardiani della rivolu¬zione, vero motore della repressione, nella lista nera delle organizzazioni terroristiche. Da molte parti si parla della possibilità di adottare sanzioni economiche. Io credo che quest'ultime, inevitabilmente, finirebbero per ricadere sul popolo iraniano, diventando un'arma di propaganda per il regime. Più efficace sarebbe il blocco delle transazioni finanziarie dei Pasdaran. Ma quello che serve davvero è una politica di isolamento che l'Occidente, tutto, ha il dovere di esercitare nei confronti del regime iraniano.

Non si può più tollerare la violenza, non ci si può rassegnare a quella sorta di assuefazione a cui le società occidentali sono solite indulgere anche di fronte alla repressione più efferata, non si può accettare la retorica aggressiva dei vertici iraniani che negano l'Olocausto e chiedono la distruzione di Israele. Shimon Peres è arrivato in queste ore a chiedere l'espulsione dell'Iran dalle Nazioni Unite. Comprendo perfettamente il grido d'allarme di un grande leader come il presidente israeliano. Dobbiamo dirlo con chiarezza: finché l'Iran non dimo¬strerà di voler mettere da parte l'antisemitismo e le minacce sistematiche contro lo Stato di Israele non ci potrà essere spazio per nessun tipo di dialogo. È su questi temi che si misura la forza politica dell'Europa.

Dipartimento Politiche Europee

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