L'acqua resta pubblica, ma adesso sarà gestita con più efficenza e meno sprechi
Articolo del ministro Ronchi pubblicato su Milano Finanza
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La riforma dei servizi pubblici locali rappresenta un traguardo atteso da oltre un decennio dal sistema Italia. Un obiettivo che è stato perseguito, in un arco di tempo di dieci anni, da governi di colore diverso attraverso tre tentativi di riforma messi in cantiere e poi bloccati o resi inefficaci dalle resistenze politiche o dal potere di veto degli enti locali. Oggi con le nuove norme contenute nel dl Salvainfrazioni, approvate in via definitiva alla Camera, è stato finalmente messo un punto ed è stato suggellato un provvedimento che consentirà un`apertura ai mercati e dei mercati.
L'obiettivo di questa riforma è chiaro: rendere più aperto e competitivo il settore dei servizi pubblici locali che altro non sono che l'interfaccia delle amministrazioni locali, una cartina di tornasole attraverso cui misurare, negli adempimenti quotidiani, la qualità della vita dei cittadini. La direttrice sulla quale ci siamo mossi è chiara: aumentare l`efficienza e diminuire gli sprechi. Il risultato ritengo possa essere considerato soddisfacente. Il nuovo quadro normativo favorisce l'industrializzazione del sistema, l'irrobustimento delle aziende, la trasparenza attraverso il meccanismo delle gare e il consolidarsi di un vero mercato dei servizi. Inoltre con la riforma vengono poste le premesse per una rapida e progressiva ripresa degli investimenti a beneficio di alcuni settori, in particolare quello idrico, per anni sottoposti a veti politico-ideologici incrociati.
Su quest`ultimo punto è necessario spendere parole chiare: l`acqua è per legge un bene pubblico e tale resterà anche con le nuove norme che ne ribadiscono l`identità e l`appartenenza. In queste ore sono risuonate accuse e grida d`allarme, in larga parte strumentali, che hanno tentato di veicolare il falso messaggio della privatizzazione dell`acqua, confondendo il concetto di proprietà con quello di gestione.
Naturalmente non è avvenuto nulla di tutto questo.
Il governo è perfettamente consapevole che l`acqua non è una merce come tutte le altre e che l`accesso a essa è un diritto fondamentale su cui le istituzioni hanno il dovere di vigilare. Questo, però, non vuol dire che l`acqua debba obbligatoriamente essere gestita da un monopolio pubblico perché troppo spesso i monopoli pubblici hanno generato diseconomie di scala e si sono tramutati in carrozzoni, diventando fonte inesauribile di sprechi.
Il dl Salvainfrazioni chiude una stagione e volta decisamente pagina rispetto al passato. Mette un punto rispetto alla anomala prassi dei Comuni troppo spesso azionisti e regolatori e afferma in maniera chiara la natura pubblica delle risorse idriche, stabilendo al contempo regole precise per la partecipazione dei privati alla gestione. Oggi le tariffe sono in forte aumento con un incremento che dal 2000 a oggi è stato pari al 47%. Inoltre sul territorio nazionale resiste una forte disparità delle bollette e si consolida l`odioso fenomeno della dispersione con il 34% dell`acqua potabile sprecata a causa di gestioni inefficienti. E tutto questo, ovviamente, ha un costo come conferma uno studio di Althesys Strategia Consultant secondo il quale in un anno in Italia si perde «non solo una grande quantità di acqua (circa 3-4 mila miliardi di metri cubi) ma anche molto denaro: tra i 4 e i 5,2 miliardi di euro».
Tutto questo non è più accettabile. Il servizio va affidato a chi, soggetto pubblico o privato, offre condizioni di efficienza e di costo più convenienti per il cittadino. La pubblicizzazione a prescindere non ha più senso. E arrivato il momento di rendere le società di servizi pubblici capaci di competere sul mercato italiano ed europeo, garantendo la qualità, controllando i costi e diminuendo i fattori di inefficienza.
Ora bisogna compiere l`ultimo passo individuando standard minimi di qualità, settore per settore, vi gilando sulle tariffe e garantendo il corretto funzio namento delle gare sul territorio. Un atto dovuto nei confronti del cittadino-consumatore che deve essere tutelato e garantito rispetto a possibili comportamenti speculativi.















