Più crescita con i servizi locali
Intervista al ministro Ronchi del Sole 24 Ore
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«Le aziende partecipate dagli enti locali concorrono all'uno per cento del Pil nazionale e in alcune regioni arrivano a più del 6% locale. Rilanciare la loro crescita, come stiamo facendo con la riforma dei servizi pubblici locali, ha un valore strategico fondamentale non solo per agganciare la ripresa, ma anche per renderla più robusta». Il Ministro perle Politiche Europee, Andrea Ronchi, interviene sulla riforma dei servizi pubblici locali contenuta nel decreto legge che porta il suo nome e che domani approderà nell'aula di Montecitorio per avere il sì definitivo. «L'apertura del mercato dei servizi locali - dice - è una vera, grande riforma che inciderà in profondità nel tessuto economico e amministrativo italiano».
Ministro Ronchi, il testo del decreto anti-infrazioni UE Votato dal Senato è per il governo definitivo?
Sì, è definitivo.
Pensate di blindarlo con la fiducia alla Camera?
Questo dobbiamo ancora valutarlo, è prematuro dirlo ora, ma certamente la posizione del governo è quella di non apportare nessuna modifica al testo, che ha raggiunto un suo equilibrio sui servizi locali e sulle altre questioni affrontate. Ho molto apprezzato, per altro, l'atteggiamento della maggioranza che proprio sugli enti pubblici locali si è rivelata compattissima al Senato. E una delle riforme attese da tanti anni che molti governi hanno tentato di fare, senza riuscire. Oggi noi andiamo a realizzarla.
Quale è il pregio della riforma?
Detta regole e tempi chiarissimi di competizione per tutti gli operatori: quelli pubblici che devono trasformarsi con l'apporto di nuovi capitali e quelli privati che conoscono il quadro chiaro entro il quale possno agire.
Come inciderà sul tessuto economico e amministrativo locale?
Ridurrà il peso dei monopoli, consoliderà e trasformerà le aziende attuali, aprirà il mercato ai capitali privati, favorirà un'iniezione di capitali che porti a nuovi investimenti, avvierà finalmente l'industrializzazione del settore. Alla fine del processo anche gli utenti ne beneficerarmo con prezzi più contenuti e soprattutto crescita della qualità dei servizi. L'operazione incontrerà fortissime resistenze. Senza sottovalutare l'importanza del passaggio parlamentare, siete solo all'inizio.
Se una persona illuminata come Sergio Chiamparino dice le cose che ha detto e ci dà sostegno, sono certo che l'operazione andrà in porto. Noi siamo determinatissimi a farla bene e a farla nei tempi rapidi che ci siamo dati. Faccio notare che Chiamparino, che parla come presidente dell'associazione nazionale dei comuni, dice quel che dico anche io: che la forza di questa riforma sta nelle modalità nette e chiare che impone. Qualcosa è cambiato e mi pare che noi l'abbiamo colto al meglio. E stiamo parlando di norme che si applicano a un mondo vastissimo e settori strategici.
Prendiarnone uno.
L'acqua. E' una vera rivoluzione dopo le vergognose politiche di pubblicizzazione cui abbiamo assistito.
Vi hanno accusato di voler privatizzare il bene acqua.
Polemiche strumentali. L'acqua resta un bene pubblico, ma la gestione dei servizi idrici può essere affidata a un sistema privato e industriale. Abbiamo rimosso gli ostacoli di un percorso che era cominciato con la legge Galli e poi era stato bloccato da veti ideologici incrociati. In realtà proprio in quel settore ci sono margini enormi dl miglioramento dell'efficienza che andrà in favore degli utenti.
Ha accennato alle altre questioni affrontate dal decreto: la tutela del made in Italy, per esempio.
Quella è una norma fondamentale. Andiamo finalmente incontro a 480mila piccole imprese che competono sui mercati internazionali e chiedono di mettere fine al fenomeno violento e immorale della contraffazione. Sono norme che hanno già paesi democratici e che non devono certo imparare da noi infatto di libertà economiche, come Stati uniti e Canada. Ma questa norma è il primo passaggio perché ora intendiamo spostare la battaglia in Europa perché la stessa norma venga recepita anche dall'Unione europea. Ne ho parlato con i ministri miei omologhi inglese, francese e spagnolo, ho trovato soltanto consenso.
Giorgio Santilli










