"L'Europa non può seguire le utopie"
Intervista del Corriere della Sera al ministro Ronchi
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«Un'Europa utopistica sul taglio alle emissioni dei gas serra non risolve da sola i problemi del clima. E rischia di mettere in ginocchio le imprese». Il ministro per le Politiche comunitarie Andrea Ronchi dice che sulla lotta ai cambiamenti climatici «bisogna evitare pericolose fughe in avanti».
Perché parla di fughe in avanti? Due giorni fa i ministri europei dell'Ambiente hanno confermato l'obiettivo di tagliare del 20 per cento le emissioni di Co2 entro il 2020, scartando l'ipotesi di alzare la soglia al 30 per cento.
«E vero ed è una buona notizia. Ma la tentazione di chiedere uno sforzo maggiore c'è ancora e potrebbe essere pericolosa».
Perché pericolosa? Non pensa anche lei che la lotta ai cambiamenti climatici sia necessaria? «Certo, la tutela dell'ambiente è un valore in sé ed è anche una straordinaria opportunità di sviluppo economico. Ma al di là degli slogan dobbiamo guardare ai fatti. I Paesi che inquinano di più, come Stati Uniti, Cina e India, non hanno firmato il Protocollo di Kyoto e quindi sulla riduzione dei gas serra non hanno preso alcun impegno. Se l'Europa decide di tagliare ancora di più le proprie emissioni farebbe un danno non solo alle sue imprese, che già con la crisi stanno vivendo un momento difficile, ma anche all'ambiente».
Anche all'ambiente? E perché?
«Molte aziende, come ha spiegato il vice presidente di Confindustria Andrea Moltrasio, non riuscirebbero più a sostenere la situazione. E potrebbero decidere di spostare i loro impianti proprio nei Paesi che non mettono limiti alle emissioni di gas serra. L'Italia perderebbe aziende che danno lavoro a migliaia di persone, ad essere colpito sarebbe soprattutto il settore manifatturiero che, anche in questo periodo di crisi, è quello che ci ha fatto rimanere in piedi. E come risultato finale l'aria sarebbe ancora pi inquinata. Un disastro».
Cosa devono fare, secondo lei, l'Italia e l'Europa a Copenaghen dove a dicembre l'Onu dovrebbe fissare i nuovi tagli alle emissioni?
«Una grande opera di convincimento nei confronti di tutti quei Paesi che oggi inquinano più di tutti ma non hanno preso impegni per la riduzione delle emissioni. Sia chiaro: impegni concreti, misurabili e verificabili, non generiche dichiarazioni d'intenti che non costano nulla».
E se proprio a Copenaghen l'Europa dovesse alzare i tagli da raggiungere entro il 2020? «Sarebbe un errore. Difendiamo l'obiettivo del 20 per cento, una buona mediazione, e aspettiamo che gli altri Paesi prendano impegni seri. Gli Stati Uniti, ad esempio, non decideranno nulla prima di aprile-maggio».
I ministri dell'Ue hanno fissato un altro obiettivo, lontano nel tempo e senza copertura finanziaria ma ambizioso: taglio dell'8o-95 per cento entro li 2050. Un'illusione?
«No, perché manca ancora tanto tempo. Ma un'operazione del genere sarà possibile solo se tutti i Paesi faranno la loro parte. Da sola l'Europa non pu fare miracoli».
Lorenzo Salvia










