Ronchi: "Ora basta, in Europa, c'è un pregiudizio anti-italiano"
Leggi l'intervista [.pdf 171 kb]
Un giro in elicottero sopra i cantieri dei Mose, sulla laguna di Venezia, e il "partito del no" è servito. «Volevano impedirci di salvare Venezia, sembrava dovessimo fare la cosa più mostruosa del mondo. Invece stavolta l`Europa non ha potuto che darci ragione». Il Ministro per le Politiche Comunitarie Andrea Ronchi ci teneva, a vedere il Mose dall`alto: è un'opera che gli è costata giorni e giorni di trattativa per convincere la Commissione europea ad archiviare l'ultimo ostacolo, la procedura di infrazione contro il "disturbo degli uccelli selvatici".
Ne valeva la pena?
«L`Ue ha fatto il suo, noi il nostro rispondendo punto per punto alle critiche e dimostrando la fattibilità di questa grande opera. È la dimostrazione che il made in Italy è anche alta ingegneria».
Ma il "partito del no" è definitivamente sconfitto o bisogna ancora farci i conti per altre vicende?
«Il pregiudizio c`è sempre. È un pregiudizio -culturale prima ancora che politico; è la politica del "non fare" che ha portato l`Italia a ritardare Tav, Bre-Be-Mi, rigassificatori e altre opere che hanno fermato l`Italia per anni».
E il tempo perso si sta recuperando?
«A grandi passi. Devo dare atto che il ministero delle Infrastrutture con Matteoli sta dimostrando come si devoono fare le infrastrutture pubbliche in un Paese moderno».
Ieri l'attacco del commissario Verheugen sulla Fiat. Nei giorni scorsi le parole del suo collega all`Ambiente Stavros Dimas, secondo il quale la UE «seguirà da vicino l`applicazione degli impegni italiani». Cos`è, siamo sempre sotto tutela?
«In Europa c`è un pregiudizio anti italiano. Dalla sicurezza, all`ambiente, al razzismo, ai rapporti con la Romania. Ma la politica è fatta dalle persone, e noi abbiamo bene in mente una cosa: fare il bene dell`Italia e degli italiani. Se questo per qualcuno significa essere politicamente scorretti, lo saremo. Quanto alle parole di Verheugen sulla Fiat, si tratta di un atteggiamento di estrema gravità, un'intromissione assolutamente indebita. Ne chiederemo conto nelle sedi opportune».
Chi è che in Europa "rema contro" l'Italia?
«C`è un pregiudizio culturale di sinistra molto forte, che nonostante sia stato sconfitta dalla storia e dai voti dei cittadini si nutre di pregiudizi e stenta a capire quali sono le vere esigenze dei cittadini. Basta vedere la figuraccia fatta ieri dal sindaco di Parigi Delanoe nei confronti del sindaco di Roma, Alemanno».
Malta sbarra i porti ai naufraghi, noi li sbarchiamo a Lampedusa e poi siamo nel mirino per sospetto razzismo o xenofobia. È l'Italia che non sa spiegarsi, o è l'Europa che non ci capisce?
«È l`Europa che non esiste. L`Europa non ha una politica comunitaria, una politica estera, non ha avuto una voce sull`economia, sul caso Malta».
Perché?
«Perché si è costruita male: si è pensato all`economia senza pensare ai valori comuni».
Ma nessuno da Bruxelles ha dato atto che mentre Malta tirava su i muri, l'Italia raccoglieva i clandestini in acque internazionali?
«Le risulta? A me no».
E cosa intende fare l`Italia?
«Con il ministro Maroni stiamo facendo una battaglia politica straordinaria sull'immigrazione. Ha portato al commissario alla Giustizia Jacques Barrot un dossier molto preciso in cui si dimostra che l'Italia ha raccolto oltre 42mila naufraghi. Questo è un Paese solidale e accogliente, ma a tutto c`è un limite».
L`altro giorno era in Spagna: là come si comportano?
«Hanno espulso 400mila persone. Punto. L'immigrazione clandestina è un problema europeo, impensabile che ciascuno applichi le proprie ricette».
Ma se questa Europa è così lontana, ha senso andare a votare per il nuovo parlamento?
«Ha ancor più senso, per far sì che anche la nuova Europa abbia una cultura popolare per portare la Bossi-Fini in Europa: accoglienza, legalità e sicurezza».










