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"Bruxelles deve cambiare linea. Non può difendere solo chi vuole"

25 aprile 2009Parole chiave: , ,
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Leggi l'intervista [.pdf - 88,6 Kb]

Un'Europa bifronte: fa partire il Mose e frena la Fiat. Il Ministro alle Politiche comunitarie, Andrea Ronchi, ha da poco terminato la ricognizione aerea sopra Venezia. Da pochissimo la Commissione UE ha di fatto sbloccato il piano del Mose (Modulo Sperimentale Elettromeccanico), un progetto di dighe mobili contro l'acqua alta che ormai era diventato sinonimo di irrealizzabilità (se ne parla dagli anni Settanta). «Dopo le preoccupazioni sollevate dagli ambientalisii e sulle quali l`Europa ha chiesto verifiche e rassicurazioni, abbiamo ottenuto il via libera», spiega a Libero. «È un momento importante perché per anni associazioni verdi e simili hanno bloccato tutto. Devo ringraziare i ministri di Infrastrutture e Ambiente, Altero Matteoli e Stefania Prestigiacomo, per il lavoro enorme fatto per rispondere alle esigenze dellaUe».

Ministro, siamo sicuri che sia la volta buona?

«Si. A dicembre Venezia ha conosciuto l'ultimo grave fenomeno di acqua alta. La morte della città era ormai diventata uno slogan. Ora, dopo la Brebemi e la nuova linea della metropolitana di Roma, il governo e gli amministratori del centrodestra hanno sbloccato un`altra infrastruttura indispensabile. E cominciamo a colmare i ritardi storici del nostro Paese».

Grazie ai fondi comunitari.

«La chiusura dell'infrazione aperta dall'Europa ha dato il via libera a 1,5 miliardi di euro della Banca Europea per gli Investimenti. Per fortuna, oltre alla cooperazione di Giancarlo Galan, presidente della Regione, anche il Comune di Venezia, dopo qualche sponda con certe frange, ha compreso la possibilità aperta dal Mose».

Che tempi dobbiamo aspettarci?

«Il 2014 può segnare la data di questa impresa enorme, figlia di una tecnologia all'avanguardia».

Ministro, l'Europa ha mostrato un altro volto: ieri il commissario per le Imprese e l'Industria Verheugen ha chiesto dove la Fiat trovi i soldi per l'operazione Chrysler.

«Sono ancora allibito. Non capisco il signor Verheugen: nella sua carica dovrebbe essere super partes, ma non lo è. Anzichè favorire un dialogo e una operosità così necessarie durante un periodo di crisi, si abbandona a dichiarazioni gravissime e inopportune. Questo è il volto di un`euroburocrazia che interferisce ben oltre il proprio mandato in un`azione strategica privata, che tra l`altro contrasta la possibile perdita di posti dilavoro».

Sta con Marchionne e Frattini, dunque?

«Sto con un'altra idea di Europa. La stessa che ci ha fatto combattere la battaglia "20-20-20" sulle emissioni, sostenuta contro una cultura minoritaria nelle società, ma purtroppo ancora fortissima a Bruxelles».

Vede una manina dietro il commissario, tedesco come la Opel?

«Non mi piace la dietrologia. Di certo l'accenno ai soldi della Fiat è una domanda non pertinente e scentrata rispetto al ruolo e alle prerogative di un commissario. Ha parlato per difendere casa sua, ha derogato in modo grave al suo ruolo, facendo un assist al protezionismo che combattiamo da sempre».

Protesterete? Ci sono i margini per una azione formale?

«Ci confronteremo con Frattini e Berlusconi, ma di certo non ci fermiamo qui. Fatti come questo ci fanno capire l`importanza delle prossime elezioni europee per cambiare la linea e la cultura politica di queste istituzioni».

C'è anche la pratica Malta: lì cosa chiediamo all'Europa?

«Negli ultimi due anni abbiamo dato assistenza e salvato 42mila disperati. Chiediamo che, come ha promesso il commissario Barrot al ministro Maroni, l`Europa si faccia carico del problema. I successi ottenuti nei bilaterali finora hanno dato molto più frutto e questo è inconcepibile».

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