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Ronchi: "L'aranciata senza arance? Non lo permetteremo"

1 aprile 2009Parole chiave: , ,
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«Aranciata senza arance? Non se ne parla». Così il ministro per le Politiche europee Andrea Ronchi tranquillizza genitori e figli che stavano per veder trasformata la vecchia bibita alla vitamina C in un non meglio identificato prodotto al sapore - solo sapore - di arancia. Una nota annuncia il prossimo passo del ministro. «Assumerò al più presto un'iniziativa per porre rimedio agli effetti dell'emendamento Casoli alla legge Comunitaria, riguardante la commercializzazione di bevande dai nomi di fantasia con colore e aroma d'arancia che il Senato ha approvato a larga maggioranza nonostante il parere contrario del governo. Sarebbe inaccettabile derogare al dovere di informare correttamente i consumatori e tutelarne la salute, oltretutto penalizzando, in un momento di crisi come questo, un settore portante dell'economia agricola nazionale e, in particolare, del Mezzogiorno d'Italia come quello della produzione di agrumi».

Parole rassicuranti, ma come siamo arrivati a questo punto? «Il governo aveva già espresso parere contrario attraverso le mie dichiarazioni e quelle della Sanità, ma poi al Senato c'è stato il voto bipartisan che ha premiato l'interesse di alcuni e ora c'è da porre rimedio».

Se l'aspettava? «Avevo gia preparato un emendamento per prendere di petto la situazione qualora fosse passata una linea - come è successo - che penalizza la salute dei cittadini».

Appunto, la salute dei cittadini non è al riparo dal punto di vista alimentare? «No, e questa dell'aranciata senza arance è una pericolosa conseguenza di una sorta di pseudocultura pseudoalimentare che colpisce soprattutto i nostri figli che di queste bibite fanno un uso abbondante».

E non c'è solo l'aranciata. «Già, abbiamo dovuto combattere contro la cioccolata senza cacao, il vino con poca uva... E poi la confusione viene creata anche dal fatto che non è obbligatoria un'etichettatura che spieghi le componenti e la provenienza dei prodotti che portiamo sulla nostra tavola».

Torniamo all'aranciata senza arancia. Cosa succederà alla Camera? «Abrogheremo quanto votato in Senato».

Sicuro? «Voglio vedere in faccia chi si opporrà. Chi si alza e vota contro. E' stato un duro colpo per i nostri produttori agricoli, soprattutto in un periodo di crisi economica come questo che stiamo vivendo. La norma approvata in Senato porterebbe a vendere 120 mila milioni di chili di arance in meno ogni anno, quelli appunto destinati all'industria delle bibite. Una perdita non da poco».

E questo è il lato economico. C'è altro? «Sì, voglio vedere chi non vorrà difendere il made in Italy alimentare per seguire la deriva europea dei cibi surrettizi. Noi siamo il Paese del cibo sano: fast food e altre varietà di importazione non possono essere solo tema per qualche oscura conferenza. E' il momento di affrontare apertamente quello che vogliamo mangiare noi e che vogliamo dare ai nostri figli per farli crescere sani. Inutile lamentarci poi del fenomeno dell'obesità giovanile dilagante».

Cosa propone? «Trasparenza nei confronti dei cittadini, la qualità al primo posto».

Promessa difficile da mantenere se anche una bibita è a rischio. «Tutto nasce dal fatto che dobbiamo adeguarci alle direttive europee. Ma lo ribadisco: per noi, per il governo che è sempre stato contrario a quanto votato in Senato, per noi, dicevo, quello che conta è l'interesse nazionale, produttori, coltivatori, bambini».

Quindi possiamo scrivere che gli italiani non berranno mai aranciate senza arance? «Possiamo dirlo: le bibite in commercio hanno il 12 per cento di succo di agrume e quelle senza non entreranno mai nel nostro Paese».

di Elena Castagni

Dipartimento Politiche Europee

Presidenza del Consiglio dei Ministri

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