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Posizione italiana nel negoziato

27 gennaio 2009
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L'approvazione finale del pacchetto clima-energia rappresenta un motivo di grande soddisfazione per il governo italiano e una conferma del buon lavoro che è stato compiuto dall'esecutivo per tutelare l'ambiente, suddividere lo sforzo tra i Paesi membri in maniera equa e tutelare il nostro sistema produttivo.

L'Italia è, infatti, l'unico tra i vecchi Stati Membri ad aver richiesto di rivedere i criteri di calcolo dei target nazionali, utilizzando i potenziali disponibili per le energie rinnovabili e quello delle emissioni pro capite per la riduzione dei gas serra nei settori non coperti dall'ETS.

Al nostro Paese sono stati assegnati obiettivi particolarmente impegnativi: 17% di rinnovabili rispetto agli attuali 5,2%; -13% sui settori non coperti dall'ETS e, quindi, manifatturiero a bassa intensità di energia, trasporti ed edilizia.

La possibilità di espandere le energie rinnovabili è limitata dalla particolare configurazione del nostro territorio, dai vincoli paesaggistici e dalla lentezza dei nostri iter procedurali. Inoltre, la riduzione delle emissioni di gas serra potrebbero provocare un aumento dei costi dell'energia elettrica, già molto più alti rispetto alla media europea, ed un generalizzato incremento dei costi nei settori ad elevata intensità energetica, con conseguente rischio di perdita di competitività. Una diversa ripartizione degli obiettivi nazionali è sostanzialmente impossibile perché riaprirebbe di fatto l'intero pacchetto, rendendo impossibile una adozione in tempi brevi.

Per questo motivo, in questa fase di negoziato, pur evidenziando lo squilibrio e la forte penalizzazione che subirebbe il nostro Paese che ha una vocazione fortemente manifatturiera, l'Italia ha puntato soprattutto ad un pieno utilizzo dei meccanismi di flessibilità (ad esempio, l'importazione da paesi terzi di energia da fonti rinnovabili, l'utilizzo di crediti derivanti dalla riduzione delle emissioni dei paesi terzi) che aiuterebbero a raggiungere gli obiettivi e ne ridurrebbero il costo (la produzione di energia rinnovabili in paesi terzi e i crediti hanno costi decisamente inferiori rispetto a quanto avviene all'interno dell'Unione Europea).

Gli obiettivi che in sede di negoziato l'Italia si era prefissata, sono stati pienamente raggiunti ed è stato trovato il giusto equilibrio tra una politica ambiziosa a tutela dell'ambiente e la salvaguardia della competitività dell'industria, soprattutto in un momento difficilissimo per l'economia internazionale. In tal senso, un risultato particolarmente importante è l'inserimento della clausola di revisione al marzo 2010 che consentirà di valutare se i partner internazionali prenderanno alla Conferenza di Copenaghen di fine 2009 impegni comparabili a quelli dell’Europa.

Dipartimento Politiche Europee

Presidenza del Consiglio dei Ministri

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