Tribunale UE boccia il trilinguismo
Il Tribunale di primo grado dell'Unione Europea ha oggi accolto la richiesta di annullamento presentata dall'Italia della decisione presa dalla Commissione europea il 10 novembre 2004 di pubblicare bandi per i posti di inquadramento superiori soltanto in tedesco, francese e inglese. Il ricorso era sostenuto anche da Spagna e Lettonia. I giudici hanno rilevato una discriminazione basata sulla lingua in violazione del principio di pari dignità di tutti i 23 idiomi ufficiali comunitari.
La sentenza di oggi ha conseguentemente annullato anche il bando del concorso che prevedeva un posto di Direttore generale dell'Olaf, l'Ufficio europeo antifrode, stato pubblicato nella Gazzetta ufficiale il 9 febbraio 2005 nelle sole tre lingue ricordate.
Giorno importante
Soddisfazione del ministro Ronchi. "E' un giorno importante per la difesa della dignità della lingua italiana in Europa. Il Tribunale ha accolto un nostro ricorso e ha compiuto un passo in avanti importante contro una prassi che si è consolidata nel corso degli anni in Europa a favore di tedesco, francese e inglese. Una discriminazione che non tiene conto del principio di parità di trattamento per tutte le lingue ufficiali dell'UE riconosciuto dai Trattati".
La sentenza
Il Tribunale di primo grado ha annullato la "decisione della Commissione DG ADMIN - Regime linguistico - pubblicazione art. 2, n. 2 - posti EUR-25 -, adottata il 10 novembre 2004, di pubblicare unicamente in tedesco, inglese e francese i bandi di concorso per posti di alto dirigente, nonché l'annullamento del bando di concorso per un posto di Direttore generale (grado A* 15-16) (art. 29, n. 2, dello Statuto) COM/2005/335 (GU C 34A, pag. 3), in quanto è pubblicato soltanto in queste tre lingue"
L'Italia aveva presentato ricorso per fare valere i principi sulla cittadinanza europea e sul divieto di discriminazione in ragione della nazionalità e del rispetto delle diversità linguistiche. I giudici dell'Alta Corte hanno riconosciuto la fondatezza del ricorso con una lunga sentenza, articolata su 41 pagine e 155 punti, nella quale si contesta la decisione della Commissione UE in base alla quale gli avvisi di posto vacante relativi a posti di inquadramento superiore disponibili per candidati esterni sarebbero "stati pubblicati nella Gazzetta ufficiale dell'Unione Europea in tedesco, inglese e francese, per un periodo che avrebbe avuto termine il 1 gennaio 2007".
"La decisione - si legge nella sentenza - non prevede alcuna misura che consenta ai potenziali candidati che non abbiano la padronanza di almeno una di tali lingue di prendere utilmente conoscenza del contenuto di tali avvisi, disponibili solo nelle tre lingue in questione. Né è previsto che detti candidati abbiano la possibilità di rivolgersi alla Commissione al fine
di ottenere una traduzione dell'avviso di posto vacante di cui è causa". Pertanto, secondo i giudici "l'applicazione della decisione è idonea a sfociare in una discriminazione fondata sulla lingua tra i candidati ad una procedura di selezione".
Contestando gli argomenti della Commissione UE, la sentenza afferma che "anche a voler ritenere che la pubblicazione dei suddetti annunci sia sufficiente ad informare i candidati di lingua madre diversa dal tedesco, dall'inglese o dal francese dell'esistenza dell'avviso di posto vacante, deve necessariamente rilevarsi che la Commissione ha omesso di adottare misure per consentire a coloro che, di essi, non abbiano padronanza di alcune di queste tre lingue di prendere egualmente conoscenza del contenuto esatto di detto avviso". Secondo la Corte, "le sole circostanze di fatto, invocate dalla Commissione, che l'istituzione non abbia ricevuto alcun reclamo di un candidato a tal riguardo, o che i cittadini italiani siano numericamente molto ben rappresentati tra le candidature ricevute non sono, di per sé, sufficienti per concludere nel senso che la suddetta omissione della Commissione non era idonea a ledere i diritti di alcuni candidati".
Dai concorsi al sito del 50° del Trattato di Roma
Il caso affrontato dalla Corte di Lussemburgo è solo l'ultimo esempio di una condotta penalizzante nei confronti dell'italiano. Già nel luglio 2007, la Commissione europea, di fronte ai ricorsi presentati dal governo italiano, aveva dovuto riaprire i termini dei concorsi per accedere alla funzione pubblica europea: i bandi erano stati pubblicati sono nelle lingue inglese, francese e tedesca. Ancora lo scorso anno, il sito dedicato alle celebrazioni del 50° anniversario del Trattato di Roma era stato inizialmente presentato con l'esclusione dell'italiano, cioè della lingua del Paese dove quel Trattato di cui si celebrava la ricorrenza era stato firmato. Bandi, brevetti, traduzioni: l'elenco dei casi di mancato rispetto del principio del plurilinguismo è lungo.
La strategia del Governo
Il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, lo scorso mese di giugno ha chiesto a tutti i ministri di adottare "comportamenti omogenei e rigorosi" per condurre "eficacemente questa battaglia a difesa dell'italiano". Un chiaro riferimento alle "riunioni informali che si svolgono nel Paese che esercita la Presidenza dell'Unione, per le quali si dovrà vigilare che venga garantito l'interpretariato attivo e passivo per l'italiano, fino a contemplare la concreta possibilità di non partecipare alla riunione nel caso che tale soluzione non venga garantita o qualora vengano utilizzati regimi linguistici ristretti discriminatori per l'italiano". Obiettivo della "battaglia" la prassi avviata dalla Commissione UE con l'introduzione della "ambigua nozione di lingue di lavoro o di procedura, con l'effetto di creare una gerarchia tra lingue a vantaggio di inglese, francese e tedesco".
Spiega Ronchi: "C'è stata un'inversione di rotta e una rivendicazione di diritti ai quali non vogliamo rinunciare. La decisione di oggi conferma il valore e la validità di questa battaglia". E il Rappresentante Permanente italiano presso l'Unione Europea, Ambasciatore Ferdinando Nelli Feroci, annuncia che "sono pendenti altri ricorsi analoghi".
Per saperne di più:
- La sentenza del Tribunale
- Il Tribunale di primo grado: presentazione
- Comunicato stampa del ministro Ronchi















