Referendum Irlanda: i commenti
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Italia
Andrea Ronchi, Ministro per le Politiche Europee: "Non è stata sconfitta l'Europa ma una certa idea fredda e burocratica dell'Europa. A questo punto non dobbiamo fermare il processo di integrazione ma capire cosa non ha funzionato. L'Italia chiederà ai Paesi fondatori di avviare subito una riflessione, tornando a confrontarsi sulle cose concrete, sui valori e sul futuro dell’Unione, allo scopo di riavvicinare i cittadini alle istituzioni". Leggi il comunicato stampa
Giorgio Napolitano, Presidente della Repubblica: "Non si può ora neppure immaginare di ripartire da zero. Né si può pensare che la decisione di poco più della metà degli elettori di un Paese che rappresenta meno dell'1% della popolazione dell'Unione possa arrestare l'indispensabile, ed oramai non più procrastinabile, processo di riforma. L'iter delle ratifiche dovrà andare avanti fino a raggiungere in tempi brevi la soglia dei 4 quinti, perché il Consiglio europeo possa subito dopo - secondo l'art. 48 del nuovo Trattato - prendere le sue decisioni".
Silvio Berlusconi, Presidente del Consiglio, ha manifestato la sua preoccupazione già nel corso del Consiglio dei Ministri di venerdì 13 quando sono cominciati ad arrivare i primi risultati del referendum. "Ora vedremo cosa accadrà", ha commentato.
Franco Frattini, Ministro degli Affari Esteri: "Si tratta di un grave colpo alla costruzione europea, che per ora non consente l'adozione di decisioni essenziali sulla sicurezza, la gestione dell'immigrazione, la politica energetica o la protezione dell'ambiente. Proprio quelle decisioni che, se fossero state già prese, avrebbero potuto mostrare ai cittadini la vera differenza tra l’approccio europeo e quello soltanto nazionale. Tuttavia, la strada dell'integrazione europea non può fermarsi, a partire dall'azione politica che i Parlamenti nazionali, con le ratifiche, potrebbero esprimere. E' inoltre importante ricordare che per l'Italia è politicamente impossibile fermare il processo di ratifica".
Renato Schifani, Presidente del Senato: "Bisogna proseguire con determinazione su un cammino che trovi forme di unità fra le Nazioni europee capaci di convincere non solo i governi ma in primo luogo i cittadini. Su questa strada sono certo che Parlamento e Governo sapranno trovare le più ampie convergenze tra le diverse forze politiche. Alla prossima Conferenza dei Capigruppo recependo in pieno l'invito del Capo dello Stato, proporrò di proseguire con convinzione sull'iter di esame della ratifica del Trattato di Lisbona, da parte di Palazzo Madama".
Gianfranco Fini, Presidente della Camera: "Senza i principi e le regole di funzionamento del Trattato di Lisbona, l'Unione Europea è di fatto ingovernabile e paralizzata. E' necessario ripartire sollecitamente rafforzando, nel modo più ampio possibile, la cooperazione tra i paesi europei ed estendere i metodi di collaborazione che già si sono rivelati proficui"
Unione Europea
José Manuel Durao Barroso, Presidente della Commissione europea: "Il processo di ratifica è costituito da 27 processi nazionali, 18 Stati membri hanno già approvato il Trattato e la Commissione europea ritiene che le ratifiche pendenti debbano
continuare secondo lo scandenzario previsto. Al Consiglio europeo (del 19 e 20 giugno prossimi, ndr.) vogliamo ascoltare l'analisi del primo ministro irlandese, ascoltare le sue idee su come risolvere le preoccupazioni espresse da coloro che hanno deciso di votare 'no'. Nello stesso tempo le istituzioni europee e gli Stati membri continueranno a lavorare per produrre dei risultati per i cittadini dell'Europa su questioni come la crescita, i posti di lavoro, la coesione sociale, la sicurezza energetica, la lotta al cambiamento climatico, la lotta all'inflazione. Lavorare insieme rimane il modo migliore per far fronte alle sfide che sono poste di fronte all'Europa oggi".
Hans-Gert Poettering, Presidente del Parlamento Europeo: "Ovviamente, è una grossa delusione per tutti coloro che credono nella possibilità di costruire maggiore democrazia e concretezza politica, ma il no irlandese non è la prima né l'ultima difficoltà che l'Unione Europea ha dovuto fronteggiare. Il Governo irlandese presenti le proposte su come affrontare insieme questa fase così difficile della storia europea. Le proposte previste dal Trattato sono assolutamente necessarie affinchè l'Unione europea possa difendere i propri interessi e i suoi valori. Senza le riforme le adesioni degli altri Paesi sono quasi impensabili. Le ratifiche devono essere proseguite".
Paesi UE
In una dichiarazione congiunta diffusa dall'Eliseo, il presidente francese Nicolas Sarkozy e il cancelliere tedesco Angela Merkel si "rammaricano" della bocciatura del referendum da parte dell'Irlanda, ma "sperano" che il processo di ratifica, continui.
Francia: "Nessuno deve sentirsi scoraggiato. Bisogna gestire la situazione con sangue freddo senza drammatizzare ne minimizzare". Così il Presidente francese, Nicolas Sarkozy ha commentato il risultato del referendum. Sarkozy ha sottolineato che sarà compito della Francia, nel corso del semestre di Presidenza UE evitare la crisi e far si che non si inneschi un decennio di nuove 'discussioni stituzionali'.
Irlanda: "Ora dovremo riflettere su quanto è accaduto" ha detto il Ministro degli Esteri, Michael Martin, secondo cui "sembra esserci un certo distacco tra le istituzioni europee e la gente". E per il premier Brian Cowen "non c'è una soluzione rapida".
Belgio: "Il voto irlandese - ha detto il Ministro degli Esteri, Karel De Gutch - non è un rifiuto della costruzione europea, ma dimostra ancora una volta la necessità di una riforma delle istituzioni europee per renderle più trasparenti e comprensibili, proprio come prevede il Trattato di Lisbona".
Bulgaria: "E' triste che il paese che sui libri di scuola viene portato come un esempio di successo nel processo di integrazione europea non abbia approvato il Trattato", ha affermato il Ministro degli Affari Europei, Guergana Grantcharova.
Germania. Per la cancelliera Angela Merkel "l'Unione Europea non è in crisi, nonostante il no degli irlandesi al Trattato di Lisbona". E il Ministro degli Esteri, Frank-Walter Steinmeier: "La questione è se l'Irlanda potrà, per un certo periodo, aprire la strada a un'integrazione degli altri 26 Stati membri". Una ipotesi, non una "proposta" nè una "meta da raggiungere", come successivamente precisato dal portavoce di Steinmeier, Martin Jaeger.
Lussemburgo: "E' chiaro che il Trattato di Lisbona non entrerà in vigore il primo gennaio 2009" afferma il premier Jean-Claude Juncker, per il quale "ci sono molte questioni da chiarire ora. Ma l'Europa non ha un piano B, perchè il Trattato era il piano B".
Polonia: "'Il referendum non squalifica il Trattato, e cercheremo il modo più efficace affinché entri in vigore e non venga dissipata la sua essenza", ha dichiarato il premier polacco, Donald Tusk.
Portogallo: "E' una sconfitta mia personale e di tutti coloro che hanno difeso il Trattato e il progetto europeo" afferma il premier portoghese, José Socrates. "E' un risultato da non minimizzare ora è necessario trovare una soluzione al problema, basandoci sull'accordo cui erano pervenuti in Ventisette".
Regno Unito: "La Gran Bretagna andrà avanti con la ratifica del Trattato a dispetto della bocciatura irlandese", afferma il capo del Foreign Office, David Miliband.
Repubblica Ceca: "Il trattato di Lisbona è finito e non è più possibile continuare con la sua ratifica", ha affermato il presidente ceco, Vaclav Klaus.
Slovacchia: "Non dobbiamo entrare di nuovo in un periodo di riflessione, al contrario: dobbiamo concentrarci sui problemi concreti dell'Europa", ha affermato il presidente Ivan Gasparovic.
Spagna: "Senza alcun dubbio si tratta di una notizia non buona, ma l'Europa non si fermerà", afferma il Ministro degli Esteri, Miguel Angel Moratinos, per il quale "ciò è accaduto altre volte in passato nell'UE, e troveremo una soluzione fra di noi".






