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Rapporto sullo sviluppo sostenibile

15 giugno 2007
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Il Consiglio dei Ministri ha oggi approvato il Rapporto nazionale sullo stato di attuazione della nuova Strategia europea per lo Sviluppo sostenibile (EU-SDS). Il Rapporto è stato trasmesso alla Commissione europea.

Il tema dello sviluppo sostenibile assume importanza crescente nell’agenda dell’Unione Europea quale momento di sintesi che include le politiche di crescita e occupazione della Strategia di Lisbona, le esigenze del rispetto dell’ambiente e del territorio e quelle di solidarietà e coesione sociale. E anche il programma di Governo fonda sullo sviluppo sostenibile il rilancio della competitività del Paese.

Il coordinamento dei lavori di redazione del Rapporto è stato effettuato dal Dipartimento delle Politiche Comunitarie assieme al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, nell’ambito del Comitato Tecnico Permanente del CIACE. Molte le amministrazioni chiamate a contribuire alla stesura del rapporto secondo le proprie competenze tematiche. Ma sono state coinvolte anche le autonomie locali, gli operatori economici e le parti sociali per il tramite del CNEL.

Il Rapporto offre una visione d’insieme sintetica ma concreta – sulla base di uno schema definito a livello europeo – di quanto attuato dall’Italia nelle politiche oggetto della Strategia, con una particolare attenzione alle realizzazioni del primo anno di questa legislatura. Contiene anche una sistematica rassegna di tutte le norme della finanziaria riconducibili alle tematiche sullo sviluppo sostenibile.

Per saperne di più:
- Rapporto 2007 sulla strategia europea per lo sviluppo sostenibile [.pdf - 1,24 Mbyte]


(estratto dal capitolo "Principi guida nazionali per lo Sviluppo Sostenibile")

L’andamento recente dell’economia italiana è caratterizzato da un ritorno a tassi di crescita più elevati rispetto al passato. Lo scorso anno il PIL è aumentato dell’1,9 per cento e per il 2007 è ugualmente previsto il prevalere di buone condizioni di espansione. Il rischio di un declino economico strutturale dell’Italia si sta allontanando in virtù del progressivo aggiustamento del sistema produttivo italiano alle nuove condizioni di concorrenza internazionale dei mercati.

Nel programma di Governo l’obiettivo del ritorno dell’Italia su sentieri di crescita più elevata è collocato all’interno della direttrice dello Sviluppo Sostenibile, che a sua volta comprende cinque grandi aree obiettivo: Competitività, Natura, Governance Pubblica, Capitale Umano e Cultura. E’ un ambito in cui vanno incentivati modalità produttive più rispettose della natura, maggiori risparmi di energia e la creazione di condizioni migliori per la ricerca. Sono ambiti nei quali l’urgenza degli interventi viene percepita dalle famiglie e dalle imprese. L’interazione tra crescita più forte e maggiore coesione costituisce una delle priorità del programma del Governo, con un impatto diretto sugli obiettivi dello sviluppo sostenibile.

Tale impostazione comprende le "tradizionali" politiche di crescita (infrastrutture materiali e di comunicazione, agevolazioni e incentivi al sistema economico, il settore agricolo), gli interventi che riguardano il capitale umano, quelli di carattere ambientale e quelli, particolarmente significativi in un paese come l’Italia, relativi alla cultura e al turismo.

L’Italia è, infatti, caratterizzata da un patrimonio naturale, culturale, storico e artistico di particolare pregio, che da sempre costituisce la sua principale peculiarità e rappresenta un elemento centrale del suo sviluppo. Questo sviluppo, tuttavia, si è svolto in maniera disomogenea sul territorio seguendo nel corso del tempo percorsi diversi sia in campo economico – produttivo, che sociale ed ambientale.

Dunque, l’impegno dell’Italia sullo sviluppo sostenibile è da ritenersi un fattore prioritario di scelta anche al fine di ridurre le disomogeneità territoriali. Si tratta di raccordare i principali piani e programmi nazionali in tema di crescita ed occupazione, di solidarietà sociale, di politiche di coesione territoriale e di strumenti di tutela dell’ambiente integrando le diverse istanze.

In quest’ottica, l’Italia, nel Rapporto sulle politiche di riforma previsto dalla Strategia di Lisbona, ha individuato le iniziative e riforme strutturali necessarie per raggiungere gli obiettivi fissati, creando le condizioni che stimolino gli investimenti, l’innovazione e la competitività, e al tempo stesso sfruttando le potenziali sinergie, fra la protezione dell’ambiente e la competitività.

Inoltre, i piani e i programmi relativi all’attuazione in Italia della politica di coesione europea contenuti nel Quadro comunitario di Sostegno 2000-06 e nel Quadro Strategico Nazionale 2007-13 6 contribuiscono a definire la sostenibilità non più a latere dello sviluppo, come correttivo di integrazione ambientale, ma come quadro fondamentale di riferimento al cui interno le tematiche sociali, economiche e ambientali trovano paritariamente la propria corretta applicazione.

Gli orientamenti del Governo in tema di sviluppo sostenibile sono stati quindi parte fondamentale dell’azione di governo nel primo anno della nuova legislatura, in particolare essi sono stati confermati dalla Legge 27 dicembre 2006, n.96 "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato" (legge finanziaria 2007), che ha varato nuovi provvedimenti e destinato nuove risorse in settori ritenuti strategici8. La Legge istituisce in particolare, nello stato di previsione del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, il Fondo per lo sviluppo sostenibile (dotazione finanziaria di 75 mln € per tre anni), allo scopo di finanziare progetti per la sostenibilità ambientale di settori economico-produttivi o aree geografiche, l'educazione e l'informazione ambientale e progetti internazionali per la cooperazione ambientale sostenibile. Si tratta di tre settori importanti per l’Italia, strettamente connessi al tessuto economico-sociale del Paese, agli strumenti trasversali di efficienza ed efficacia delle politiche, e alle numerose azioni svolte e in programma in tema di dimensione esterna dello sviluppo sostenibile.

La stessa Legge riserva, inoltre, particolare attenzione al settore energetico – con detrazioni di imposta per la riduzione dei consumi di energia e agevolazioni per la diffusione delle energie rinnovabili – al settore dei trasporti – con un forte impulso ai programmi di mobilità sostenibile e agli incentivi ai biocarburanti – all’agricoltura biologica, alla difesa del suolo, al turismo ecocompatibile.

In linea generale le scelte operate con i recenti provvedimenti normativi del Governo perseguono l’obiettivo del miglioramento delle prestazioni ambientali dell’economia, la diffusione di nuove conoscenze e competenze per l’innovazione tecnologica, l’internalizzazione dei costi ambientali. Tali scelte si inseriscono all’interno di un contesto territoriale, come quello italiano, caratterizzato da una forte suddivisione in municipalità e amministrazioni locali di medie e piccole dimensioni, che governano il territorio con propri ordinamenti e regolamenti. Numerose amministrazioni locali italiane si sono distinte per veri e propri esempi di eccellenza nel campo della sostenibilità dello sviluppo. Riprova e testimonianza ne sono l’elevato numero di sottoscrizioni di carte di principi di sostenibilità locale (Carta di Aalborg, Aalborg Committments) l’adesione alla rete degli acquisti verdi (GPPnet), la diffusione di bilanci e l’elaborazione di metodi di contabilità ambientale (Clear, ContAre, ContaRoma, Stadera).

Le politiche territoriali locali si basano sul confronto con i soggetti sociali interessati e si traducono in strategie condivise, pervenendo, al fine, ad un processo decisionale coerente con la sostenibilità dello sviluppo. Questa esperienza a livello locale consolida l’esperienza nazionale di accesso all’informazione pubblica, avviata con la Legge 241/90 sul procedimento amministrativo, e successivamente integrata da altri provvedimenti e disposti normativi, che prevedono l'obbligo di fornire assistenza al pubblico al fine di facilitare la trasparenza e l'effettivo esercizio del diritto di accesso all’informazione.

In particolare nel rapporto impresa-consumatori, si osserva un cambiamento sia sotto il profilo di una condivisione di responsabilità riguardo all’attuazione di metodi di produzione e di consumo sostenibili, sia per la crescente consapevolezza delle imprese ad occuparsi non solo del conseguimento dei risultati aziendali, ma degli altri portatori di interesse, come i consumatori, e dei temi ambientali. La correttezza nella condotta produce aumenti di competitività per l’apprezzamento del mercato e il credito che essa acquisisce presso i consumatori.

La rilevanza sempre maggiore che sta assumendo il tema dello sviluppo sostenibile stimola le associazioni dei consumatori a dare il proprio contributo sui temi che interessano sempre più direttamente i cittadini-consumatori, come la certificazione di qualità, la certificazione ambientale e il bilancio sociale. Questi strumenti sono divenuti strumento per la promozione dell’immagine dell’impresa, e assumono sempre più importanza per la capacità competitiva del sistema.

Un segnale importante è costituito dall’introduzione per alcuni ambiti fondamentali per lo sviluppo sostenibile, di obiettivi vincolanti di servizio reso ai cittadini. Si tratta della corretta gestione dei rifiuti urbani e del servizio idrico; dell’istruzione con riferimento agli abbandoni scolastici e alle competenze degli studenti; ai servizi di cura a favore dell’infanzia e della popolazione anziana. Un meccanismo di incentivazione definito nell’ambito della politica regionale di sviluppo del QSN vincola le regioni del Mezzogiorno e assicura il coinvolgimento della politica ordinaria tramite il contributo delle Amministrazioni di settore, verso gli obiettivi fissati.

In tale contesto il Governo è impegnato nella promozione di una nuova cultura e consapevolezza nella assunzione di comportamenti socialmente responsabili da parte delle imprese. Una parte di queste ultime sembra orientata maggiormente a fornire un contributo rilevante nel rafforzamento della dimensione sociale del processo di globalizzazione dell’economia mondiale, assumendo volontariamente la propria responsabilità sociale, e perseguendo il successo economico sostenibile, prendendo in pari considerazione i fattori economici, sociali ed ambientali e la cooperazione con gli importanti stakeholder.

Si tratta di un processo importante che i governi devono favorire.

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