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Audizione al Senato

12 gennaio 2011
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Indagine conoscitiva sul sistema Paese nella trattazione delle questioni relative all'UE con particolare riferimento al ruolo del Parlamento italiano nella formazione della legislazione comunitaria 

 

(da: Atti del Senato

SENATO DELLA REPUBBLICA
POLITICHE DELL'UNIONE EUROPEA (14ª)
MERCOLEDÌ 12 GENNAIO 2011
136ª Seduta


Interviene, ai sensi dell'articolo 48 del Regolamento, il professor Roberto Adam, capo del dipartimento per il coordinamento delle politiche comunitarie.

La seduta inizia alle ore 13,35.

PROCEDURE INFORMATIVE
Seguito dell'indagine conoscitiva sul sistema Paese nella trattazione delle questioni relative all'UE con particolare riferimento al ruolo del Parlamento italiano nella formazione della legislazione comunitaria: audizione del Capo del dipartimento per il coordinamento delle politiche comunitarie. Riprende il seguito dell'indagine conoscitiva in titolo, sospesa nella seduta del 21 dicembre 2010.

La PRESIDENTE Boldi ringrazia il professor Adam per la sua disponibilità a prendere parte all’odierna audizione.

Il professor Adam, nel precisare che concentrerà il proprio intervento, essenzialmente, sulle problematiche legate alla "fase discendente", ovvero di concreta attuazione degli obblighi dell’Unione Europea - che costituisce una parte molto rilevante del Sistema-Paese e, soprattutto, dell’immagine dell’Italia presso le istituzioni europee - richiama l’attenzione dei commissari, in primo luogo, sulla circostanza che la situazione delle infrazioni comunitarie che interessano il Paese è sensibilmente migliorata rispetto al passato più recente, se si considera che nel 2006 pendevano 275 procedimenti, mentre ora solamente 131, non rivestendo più l’Italia - ciò che è politicamente rilevante - la "maglia nera" nella graduatoria degli Stati inadempienti rispetto a Bruxelles.

L’oratore sottolinea, tuttavia, che, rispetto a tali indubbi progressi, permangono una serie di importanti preoccupazioni: continua, ad esempio, a persistere, in capo all’Italia, una sorta di ritardo cronico, che investe le procedure di infrazione per mancato recepimento di direttive comunitarie (al riguardo, è degno di menzione il fatto che sulle citate 131 procedure, ben 34 concernono, appunto, la suddetta mancata attuazione); poiché, inoltre, a seguito dell’entrata in vigore del Trattato di Lisbona, è possibile comminare sanzioni pecuniarie già a partire dalla prima sentenza di condanna del Paese interessato, l’Italia rischia di essere sanzionata anche e soprattutto per quel tipo di direttive - peraltro, assai numerose - che richiedono una trasposizione di natura "notarile"; a fronte, infine, di una riduzione numerica dei procedimenti di infrazione gravanti sull’Italia, si registra un aumento dei procedimenti più "gravi" e, conseguentemente, più difficili da risolvere, soprattutto se si considera che, ai sensi del nuovo articolo 260 del Trattato, la messa in mora dello Stato è seguita, immediatamente e senza ulteriori passaggi intermedi, dal ricorso alla Corte di giustizia.

Sotto tale profilo - prosegue il Capo dipartimento - si è rivelato alquanto proficuo il lavoro finora svolto dall’apposita Struttura di missione per le procedure comunitarie, costituita nel 2006, che ha accentrato l’intera gestione del contenzioso con l’Unione europea, prevedendo un utile metodo di coinvolgimento delle amministrazioni centrali e, soprattutto, regionali, in tale governante, che, tiene a sottolineare, deve essere sempre di più improntata secondo un approccio dialogante - e non antagonistico - con gli uffici della Commissione europea.

L’oratore, poi, si sofferma sull’iniziativa legislativa, promossa dal Governo, volta a modificare la cosiddetta "legge Buttiglione" e, quindi, a definire una possibile soluzione del problema riguardante il celere adeguamento dell’ordinamento nazionale alla normativa comunitaria, che, come noto, prevede una scissione dell’attuale disegno di legge comunitaria in due provvedimenti distinti: la legge di delegazione europea, contenente le deleghe per il recepimento delle sole direttive, e la legge europea.

Egli, inoltre, segnala che proprio l’inserimento, nella legge comunitaria 2009, di una proposta emendativa, a firma della presidente Boldi, riguardante il necessario invio alle Camere di informazioni aggiornate per l’esame dei profili di sussidiarietà delle proposte comunitarie - esame previsto espressamente dal Protocollo n. 2 del Trattato di Lisbona - ha indotto il Dipartimento a prefigurare la creazione di un data base che contenga la "biografia" completa di ciascuna direttiva comunitaria, dal momento della sua gestazione a Bruxelles, fino al suo recepimento nel diritto interno. Tale strumento, a suo avviso, si rivelerà di notevole ausilio sia per il Governo che per il Parlamento, in entrambi le fasi, ascendente e discendente, del processo legislativo comunitario.

Il professor Adam conclude la propria esposizione esortando i membri della Commissione a non sottovalutare il problema primario che affligge, in maniera drammatica, il Dipartimento di cui è responsabile, ossia la carenza di risorse logistiche e finanziarie e che, oggettivamente, non consente di svolgere appieno quel ruolo istituzionale di coordinamento che è chiamato a svolgere.

Seguono alcuni commenti e quesiti svolti dai senatori.

La senatrice Marinaro (PD) esprime la convinzione che la proposta governativa di riforma della legge n. 11 del 2005 continua a porsi, purtroppo, nel solco tradizionale di mera gestione dell’emergenza, che indusse a escogitare ab origine la cosiddetta "legge La Pergola": si prosegue, detto in altri termini, nel concepire il rapporto tra l’Italia e l’Unione europea come una sorta di rincorsa affannosa per sanare gli inadempimenti che intervengono nei confronti del diritto comunitario.

In proposito, secondo l’oratrice, ciò che è più grave risiede nell’oggettivo sfasamento che si viene a creare tra l’ordinamento comunitario e quello italiano: laddove, infatti, nel primo, il Trattato di Lisbona ha attribuito rilevanti poteri ai Parlamenti nazionali nella funzione di scrutinio delle proposte comunitarie, nel secondo, ci si muove nella perniciosa direzione del rafforzamento della delega legislativa, relegando le Camere ad un ruolo di mero spettatore che conferisce principi di delega preconfezionati, con ciò venendo a ingenerare un problema di deficit democratico assai rilevante.

Il senatore Santini (PdL) rivolge alcune domande in merito alle frodi comunitarie che interessano l’Italia, agli aiuti di Stato e ai nuovi meccanismi procedurali che sfociano nelle sanzioni comunitarie e che, come affermato dallo stesso oratore, non prevedono più fasi intermedie di interlocuzione con il singolo Stato membro.

La Presidente si interroga sull’opportunità di estendere il già collaudato modello della Struttura di missione, che si è rivelato valido grazie ad un accentramento della funzione di coordinamento, all’intero Dipartimento per le politiche comunitarie, chiamato a svolgere un compito di coordinamento generale delle varie amministrazioni centrali.

In sede di replica, il professor Adam dichiara, tra l’altro, di dissentire con l’osservazione per cui la legge comunitaria annuale, nella sua attuale versione o in quella prefigurata dal Governo, rappresenti una scelta legislativa di stampo emergenziale: a suo modo di vedere, invece, essa risponde a una logica realistica, che è chiamata a dare attuazione a 50-70 direttive comunitarie in scadenza ogni anno in Italia, le quali, non potrebbero certo essere più efficacemente recepite mediante provvedimenti legislativi singoli o ad hoc.

A suo parere, infine, un contributo volto a "sdrammatizzare" la questione della puntuale attuazione della normativa dell’Unione europea in Italia può essere fornito, ancora una volta, dal Trattato di Lisbona che, come già sottolineato, conferisce una potestà non secondaria alle Camere nazionali nella "fase ascendente": un esercizio approfondito e sistematico di tale potestà non potrà che favorire, successivamente, una trasposizione più rapida degli atti comunitari.

Dipartimento Politiche Europee

Presidenza del Consiglio dei Ministri

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